Minori affidati: quando la fuga è amore, ma anche rischio

Vogliono stare con “chi li ama” oppure si sentono come “chiusi in una prigione” oppure “si sentono grandi per essere indipendenti“; le principali motivazioni – queste – per cui, in taluni casi, accade che i minori ospitati in case comunità famiglia possano improvvisamente fuggire. I casi non mancano, anche in Trentino, motivo per cui vale la pena pensarci e trovare una soluzione a questo problema che – periodicamente – si ripresenta e crea immenso dolore.

Alcuni – nei casi fortunati – bussano alla porta dei genitori (l’età di fuga va (in Italia) da un minimo dei 7 anni (il caso più piccolo) al massimo dei 17.

In linea di massima – vale per chi ha la sua meta – si tratta di persone che hanno avuto esperienze di famiglia nativa, per cui hanno idea di percorsi e di pensieri che riconducono a casa. Nei casi peggiori vagano (anche oltre 350 km il caso più grave) per essere poi recuperati dalle Forze dell’Ordine.

Il dolore e l’idea che la fuga possa essere la risposta al senso di impotenza, di una situazione che pesa, ma che non si sente addosso bene, come normale: gli adolescenti vivono il momento degli affidi con grande tormento. Essere accettati, essere etichettati, essere rinchiusi e quindi perdersi “qualcosa, essere lontani dagli affetti, non riuscire a crescere e a confrontarsi con un genitore.

E il peggior problema: la convivenza. Non sempre gli adolescenti riescono a vivere pacificamente durante gli anni degli affidi, in alcuni casi, come quelli oggetto di cronaca, il problema che emerge è il BULLISMO tra bambini che vivono la stessa costrizione e si scaricano addosso il dolore uno con l’altro.

E anche in questi casi cercare i motivi è dura: gelosia, supremazia, cattiveria, attirare l’attenzione, falsità o sospetto. I casi per cui i ragazzini possono iniziare a rendersi la vita difficile sono molti, a maggior ragione serve che la famiglia possa sapere cosa succede ai loro figli, anche se non vivono in casa nativa. O almeno questo è quanto i genitori sperano in assoluto: potersi fidare delle strutture e dei servizi sociali.

I genitori: il ruolo che compete e che “si sente essere sacrificato e deriso”. Sono loro, poi, che devono fare i conti con la realtà. Rispondono del dolore attraverso leggi, assistenti sociali, avvocati, preposti e sono in prima linea rischiando per la loro libertà, ma anche per il diritto di essere genitori felici.

Succede quindi che – anche in Trentino – le situazioni borderline presentino il conto: secondo le statistiche oltre 22 mila minori sono ospitati in Italia nei servizi delle case famiglia (presenti anche in Trentino) convenzionate e di questi solo una piccolissima parte cerca di rientrare a casa autonomamente, in autobus, a piedi oppure seguendo qualcuno. Scappando, in fin dei conti.

In Trentino non esiste ancora un Assessorato che segua questi casi specifici, ma esiste il Settore famiglia. Diverso invece il caso di Vicenza, dove dal 2017 Isabella Sala, Assessora competente, ha stabilito che in questi casi è da privilegiare una trattativa tra il Tribunale e le Famiglie per privilegiare il rientro. Accogliendo il favore anche del CCDU. Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani.

Al centro del “sistema affido” c’è certamente il concetto di interesse del minore, al carico del quale viene valutata la reale portata della sofferenza che comporta un allontanamento da casa, ma anche il rischio del rientro.

Bullismo e Dolore il LIBRO

D’altro canto, però, non si deve dimenticare che in Italia ogni 48 ore sparisce un minore, che va ad aggiungersi alle fila dei minori stranieri di cui si è persa traccia, che sono oltre 10 mila. Se dei minori italiani ogni anno su una media di 160 scomparsi 1/5 viene ritrovato, non si deve scordare il monito per cui una eccessiva sofferenza comporta in taluni casi il rischio di una “vera fuga”. Non più a casa, dove finisce e si rientra alla comunità, ma via, per scappare dal passato. In alcuni casi anche i gesti estremi.

Pericoli moderni: le categorie esatte di minore solo e perso sono differenti, come spiegano al Ministero per la Famiglia: bambini rapiti, bambini persi, minori stranieri non accompagnati, bambini in fuga e bambini sottratti dai genitori. Per la tutela delle famiglie che sono coinvolte nel problema esiste il servizio coordinato dal Telefono Azzurro che segue i casi e aiuta a gestire l’emergenza con un lavoro di gruppo con i diversi soggetti interessati, dalle persone singole, agli enti, alle Forze dell’Ordine.

A cura di Martina Cecco