Il Professor Celotto: "Il Presidenzialismo è una riforma importante"

Il Professore Alfonso Celotto, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Roma Tre, è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. Celotto è intervenuto per commentare la presunta contrapposizione tra la Costituzione e la consultazione sul sito del Movimento 5stelle Rousseau che, presumibilmente, dovrà chiedere un parere ai suoi iscritti sull’alleanza con il Pd con il rischio che salti il nuovo Governo.

Democrazia elettronica. “Sono affascinato dalla democrazia elettronica perché la nostra democrazia rappresentativa ha un’impostazione ottocentesca, superata dai tempi. Perché nasce quando si partiva con la diligenza dalla propria città, si partiva per andare in Parlamento a discutere dei problemi. Oggi qual è il luogo del dibattito della politica? Twitter, Facebook, i social network, le conferenze stampa, la televisione, internet. Abbiamo bisogno di democrazia elettronica. A me piacerebbe (per paradosso) che mi arrivasse un Whatsapp che mi chiedesse se preferisca andare a votare o il Conte-Bis. E la stessa cosa a 46 milioni di italiani”.

Sbagliati i tempi di voto su Rousseau. “I 5 Stelle usano lo strumento di democrazia elettronica anche se porta dei punti irrisolti. Intanto votano 60 milioni di persone e loro hanno preso 10 milioni di voti, una percentuale ridotta. Secondo punto: quando voti? Prima di dare il mandato a Conte chiedevi ai tuoi iscritti cosa ne pensassero. Adesso quando verrà chiesto a tutti? Dopo la lista dei ministri o prima della fiducia? Reputo questo strumento indispensabile per il bisogno di partecipazione elettronica, che è il nostro strumento fondamentale. Esistono anche problemi tecnici, spauracchi da Grande Fratello di Orwell. Il punto centrale è anche la limitatezza dell’accesso ma deve essere una cosa aperta a tutti, a quelli che possono e vogliono votare”.

I parlamentari non serviranno più? “La democrazia deve essere diretta perché non possiamo consultare i cittadini su tutto, è impensabile. Potremmo, paradosso per paradosso, arrivare a non avere più un Parlamento. In che senso? Oggi abbiamo bisogno di nuovi strumenti di democrazia ma vanno discussi, capiti e organizzati bene altrimenti si rischiano queste polemiche e paure. E’ da 40 anni che discutiamo di riforme: bicameralismo, federalismo. In queste fasi di passaggio è difficile capire dove andare. Noi abbiamo anche questo sviluppo tecnologico che rende ciascun cittadino un cittadino elettronico. Noi oggi coi telefonini facciamo il 60-70% delle cose quotidiane. Ma Salvini, Conte, Di Maio, dove parlano?”.

Innovazione ed accesso alla tecnologia. “La democrazia ha bisogno dell’innovazione tecnologica. Il Comune indisse a Roma un referendum sul percorso del tram numero 8 per il suo capolinea a Piazza Venezia o alla Stazione Termini. E’ stato aperto una settimana il quesito rivolto ai residenti, circa 2 milioni di abitanti. Hanno votato solo 3000 persone. Nella democrazia elettronica c’è il problema della conoscenza dello strumento. Se non apro il sito del Comune di Roma non verrò mai a conoscenza di certe notizie. Si tratta di saperla usare, la democrazia elettronica”.

I cittadini si lamentano di non votare il Governo: “Noi siamo una democrazia parlamentare. Il Parlamento lo elegge il popolo e il Parlamento sceglie il Governo. Noi non votiamo per il Governo altrimenti l’Italia sarebbe una democrazia presidenziale. Scegli il Capo del Governo. Anche quella sarebbe una riforma istituzionale importante”.