Conte bis: al Senato saranno fondamentali i voti di LeU e SVP

Iniziano le ore più cruciali per la formazione del Conte-bis, ovvero il Governo cosiddetto giallorosso che vedrà il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle uniti nella compagine che si candiderà ad amministrare il Paese potenzialmente fino al 2023.

Il Presidente del Consiglio incaricato, reduce dalla presidenza del governo gialloverde intavolato dai grillini e della Lega di Matteo Salvini, ha infatti affermato che mercoledì scioglierà la riserva e indicativamente giovedì e venerdì si presenterà alle camere per chiedere e ottenere la fiducia.

La strada però è tutto fuorché spianata. Alla Camera dei Deputati, il nuovo governo non dovrebbe incontrare resistenze: il Presidente Roberto Fico è considerato “l’uomo ponte” dei 5 Stelle verso la Sinistra e i gruppi parlamentari del PD e del M5S toccano quota 327, ben al di sopra dei 316 necessari per ottenere la fiducia.

Le vere “forche caudine” potrebbero invece trovarsi al Senato: qui gli scenari si moltiplicano anche in virtù della possibilità di un astensionismo significativo, che abbasserebbe il quorum e renderebbe possibile la formazione del governo anche senza una maggioranza delineata presso la camera alta dello Stato italiano.

Bisogna ricostruire con ordine le dichiarazioni in seguito alle consultazioni: nel Movimento 5 Stelle, subito dopo la caduta del Governo il senatore ed ex-giornalista Gianluigi Paragone aveva fatto chiaramente intendere di non essere disposto a dare la fiducia a un esecutivo insieme al PD renziano; nel PD, nonostante la compattezza intorno all’ex-Premier Matteo Renzi – considerato da alcuni il “regista esterno” della trattativa governativa – non sono mancate voci dissidenti, in ultimo quella di Matteo Richetti, tra l’altro uomo vicinissimo al leader fiorentino.

Se certo è il voto contrario del centrodestra, ad essere decisivi risultano allora i gruppi più ristretti: gli autonomisti e il misto. Negli autonomisti spiccano, oltre ai componenti del Sudtiroler Volkspartei anche nomi di spicco della politica nazionale, come Pierferdinando Casini, la senatrice a vita Elena Cattaneo e l’ex-presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Perplessità sulla compattezza del voto autonomista erano sorte già dopo le dichiarazioni di Julia Unterberger (SVP) al termine delle consultazioni. Se gli autonomisti si sono dichiarati fermamente contrari al ritorno al voto in autunno e favorevoli a un governo PD-M5S – purché con una più nutrita componente femminile nella squadra dei ministri – tuttavia la capogruppo al Senato non ha specificato il reale “peso” del gruppo, limitandosi a dichiarare che “alcuni voteranno la fiducia, altri si asterranno“. Altra dichiarazione sibillina è giunta da Philipp Achammer: “A colloquio per la formazione del Goerno con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Roma. L’attuale e futuro premier vuole essere la garanzia della nostra autonomia: aspetteremo e valuteremo il nuovo Governo in base alle sue azioni“. Una dichiarazione che sa di armistizio più che di appoggio parlamentare.

Ancor più critica Emma Bonino, di +Europa, che si è detta indecisa in quanto contraria a comprare un prodotto “a scatola chiusa”. Un no sembra essere giunto infine nelle ultime ore da Liberi e Uguali: il partito, guidato alle scorse elezioni politiche da Pietro Grasso, porta in dote altri 4 senatori, e sarebbe stato dunque sulla carta fondamentale per la costituzione politica del governo, visto che PD e M5S al Senato si attestano a quota 158 su 320.

Sul suo profilo Twitter, l’ex presidente del Senato ha commentato così le trattative serrate tra i pentastellati e i dem per la formazione del Governo: “Da giorni le interlocuzioni sul programma del Governo di svolta sono esclusivamente tra PD e M5S. A questo si aggiungono le ultime polemiche e i dubbi aumentano. Evidentemente l’intenzione è fare da soli, sia al Governo che in Senato: altro che svolta! Auguri e buon lavoro“. Un tono che lascia presagire, salvo ribaltoni, un voto contrario della componente di LeU qualora nessuno dei loro esponenti sia inserito in un ruolo importante della squadra di governo.

Altro autonomista – e coinvolto nella politica trentina – che potrebbe risultare decisivo per la formazione del governo è Gianclaudio Bressa: il senatore è infatti appartenente al gruppo misto e ad oggi sarebbe tra quelli intenzionati a votare la fiducia insieme ai colleghi del misto, ovvero i senatori a vita Monti, Piano, Segre e Rubbia, oltre al senator Nencini del PSI. Ma attenzione, perché un suo cambio di decisione verso l’astensione potrebbe risultare decisivo.

Sic stant rebus, contando una fronda abbastanza cospicua di senatori dalla parte di Paragone, Conte potrebbe contare sull’appoggio di 50 senatori del PD, 6 del Misto, 4 degli Autonomisti e circa un centinaio di esponenti del Movimento 5 Stelle. La somma, verosimilmente, porterebbe a 160, cifra che diventerebbe sufficiente in caso di astensionismo degli altoatesini, che porterebbero il quorum a 158.

Non sapendo però la reale entità della fronda di Paragone, Conte cercherà fino all’ultimo di ricucire lo strappo con l’SVP e con Liberi e Uguali, per avere maggiori garanzie di successo. La partita decisiva si dovrebbe giocare giovedì o venerdì, ammesso che l’accordo coi Dem venga approvato dalla base grillina sulla piattaforma Rousseau: si prospetta quindi l’ennesima lunga settimana di trattative che potranno o premiare le strategie di Conte, Renzi e Di Maio oppure rimettere tutto in discussione, restituendo il pallino del gioco al Presidente Mattarella. Faites vos jeux.