27 settembre: sciopero per il clima, a torto o a ragione?

Greta sta girando il mondo (cosa nota) parlando in stile recriminatorio di accusa alla passata generazione (di cui anche la scrivente inizia a far parte) che è nata tra gli anni ’50 e gli anni ’80. Siamo accusati di aver “devastato il pianeta” e di aver “distrutto il futuro dei bambini”. Tutti..

Il Ministro per la Pubblica Istruzione Lorenzo Fioramonti ha autorizzato le giustifiche per la manifestazione del 27 settembre prossimo, suddetto #fridayforfuture (trattandosi di minori) vanificando il concetto di SCIOPERO studentesco – da una parte – santificando queste esperienze – dall’altra parte – salvando la faccia della politica, che a questo punto avrebbe dovuto fare un passo più logico, cioè ad esempio stabilire UN GIORNO in cui i ragazzi possano manifestare per l’AMBIENTE (in tono generale) restando liberi di vivere la leggerezza della loro età. Magari che sia pure il 27 settembre, ma una giornata di cultura ambientale, anche se suona un pò freakettone.

Premessa obbligatoria perché parliamo di bambini: Greta Thunberg sta vivendo il dolore (amplificato senza dubbio dalla sua malattia) di una bambina che ha letto dati scientifici, senza dubbio, ne è rimasta colpita, senza dubbio, è stata spaventata e impressionata, chiaro e tondo, ha iniziato a recriminare alle passate generazioni quanto ha letto. La sua ultima presentazione che potrete vedere a QUESTO link non è molto entusiasmante, infatti la sofferenza estrema è troppa, da vergognarsi, non lei sia chiaro, ma chi sta appoggiando il suo sacrificio.

Quello che ha letto in Conferenza era tutto vero? Quanto a genericità certamente sì. E’ altamente probabile che lo sia stato. Ma il risultato è che stiamo arrivando oltre il giusto grado di coinvolgimento di un minore: dire a un bambino che ci saranno estinzioni di massa non è adeguato alla sua età. Se Greta Thunberg va dicendo questo in sede di Conferenza sul Clima tenutasi in USA, seppure avvicinata dal Magnate e dalla sua fedele assistente, non va bene. E’ cosa ovvia. Non va bene!

Brevemente cinque punti in cui Greta ha ragione e cinque in cui Greta si sbaglia. Perché non esiste solo l’adolescente, esistono anche i genitori, che siamo “NOI”.

Greta ha ragione quando sostiene che ci sono dei paesi in cui non si rispettano le normative relative all’ambiente: facile per lei, che è nata in Europa, dove il tema è sentito e dove proprio dagli anni ’80 si sono fatte strada le “buone prassi” che partono dal controllo della raccolta differenziata e arrivano ai filtri antiparticolato, alla benzina verde, al motore elettrico, alla misurazione delle polveri sottili, delle emissioni, al controllo dei diversi livelli di inquinanti fatto dalle locali Agenzie ambientali. Cosa? Ebbene .. Greta sbaglia quando attacca indiscriminatamente la politica in cui è nata e cresciuta, perché come elencato da alcune azioni amministrative sopra citate è proprio QUELLA generazione vituperata che – resasi conto del declino ambientale – ha messo in atto le prime strategie per rispondere ai problemi di inquinamento e di crisi ambientale. Grazie a questi cattivissimi maestri Greta a soli 16 anni ha potuto studiare, si è emancipata nonostante la sua malattia ed ha avuto un’educazione improntata al rispetto dell’ambiente.

Greta ha ragione quando sostiene che vi siano delle risorse economiche energetiche non rinnovabili che portano a un declino della salute dell’aria, si tratta del carbone e del petrolio, dalla cui derivazione peraltro anche la plastica. E’ indubbio che l’abuso del motore a scoppio, del trattamento termico e delle industrie siano alla base della cattiva componente di aria e acqua che deve ed è costantemente monitorata in tema di Co2, infatti non potremmo tornare a vivere nel “brodo primordiale” tra effluvi di ammoniaca e acqua al carbone. Siamo stati portati a questo sistema per via di una evoluzione tecnologica e anche scientifica arricchita di continue innovazioni e conoscenze che permettono a grandissimi gruppi di persone di attraversare il pianeta in aereo o in treno. Questa sensazionale novità ha consentito di studiare mezzi alternativi, tanto che Greta stessa ha poruto attraversare l’Oceano controllata da radar messi in aria per motivi dei più vari, ha comunicato grazie a terminali connessi al web che possono contenere coltan ed altri inquinanti, ma anche – in tutto questo movimento – si stanno studiando sistemi grazie i quali ad esempio viaggiare solamente con elettrificazione oppure con motori diversi rispetto al gasolio e alla benzina. Ebbene sì, Greta ha torto quando dimentica che il passaggio dovuto dal fuoco primitivo – dove saremmo rimasti altrimenti – ha incontrato il petrolio, ma grazie alle conoscenze la stessa generazione di “bastardi” che inquinano e ammazzano il futuro dei bambini sta cercando di portare in ospedale i bambini quando stanno male, li porta in bus a scuola per imparare a costruire qualcosa che si chiama futuro, li ha scaldati quando era inverno consentendo di ridurre la mortalità e ha tenuto accesi i macchinari di ospedali e di fabbriche che hanno prodotto cibo salubre per la loro crescita. Forse questi bambini devono qualcosa anche all’inquinamento, che li ha portati a 16 anni, pronti per cambiare il mondo.

Greta ha ragione quando parla di smaltimento mafioso dei rifiuti e parla delle nazioni che ancora non considerano di fare qualcosa per ridurre la plastica e le immondizie in genere: si tratta non solo della Cina, non solo della ex Russia, ma della maggior parte dei Paesi in via di Sviluppo, dove vengono peraltro smaltiti molti materiali inquinanti e dove – ahimé – sono stati traslocati macchinari e brevetti di antica generazione, obsoleti. Greta ha torto però dove non considera che lo sforzo fatto in Europa per educare all’ambiente è lo stesso sforzo che servirà in queste nazioni: se in Europa è maturato un clima di rispetto per la natura lo è stato grazie alla cultura, la cultura allora è lo stesso mezzo da intercettare per educare all’ambiente chi non ne sa nulla. Sempre la stessa generazione: quella che ha danneggiato tutto.

Greta ha ragione quando sostiene che possiamo migliorare la qualità dell’aria della città dove viviamo, che possiamo combattere l’inquinamento, che possiamo passare a uno stile di vita compatibile con le altre persone e con la Terra, ma questo non fermerà i cambiamenti climatici: i cambiamenti climatici in atto sul pianeta sono solo in parte merito o colpa dell’essere umano. Greta quindi sbaglia quando ritiene che sulla Terra i grandi uragani e tifoni, le estinzioni, i deserti, siano opera dell’uomo, quando pensa che si possano salvare popolazioni dalla fame, laddove la fame e la sete non sono solo la causa di morte, ma anche la conseguenza di un eccessivo aumento della popolazione (mondiale ma anche di alcune specifiche regioni). La popolazione del mondo è aumentata grazie allo sviluppo, che ha comportato anche inquinamento, senza sviluppo non dovremmo pensare a come creare un equilibrio demografico migliore, che garantisca una vita coerente al pianeta. La nostra specie non si sta estinguendo.

Greta infine ha ragione quando sostiene che le persone impegnate per far rispettare le leggi e per mettere in atto tecnologie meno inquinanti e per promuovere stili di vita meno dannosi per il pianeta sono poche, ma ancora Greta ha torto quando sostiene che la nostra generazione non abbia lavorato anche per questo: siamo la prima generazione che ha pubblicato a titolo universale libri e articoli per parlare del clima, la prima generazione che ha lavorato per creare un ambiente domestico idoneo alla convivenza tra uomini, piante, animali domestici, facendo attenzione alla salubrità e all’igiene, con protocolli scritti e certi utili a titolo universale, siamo la prima generazione che ha pensato di mettere dei filtri per ridurre l’inquinamento delle industrie, che ha tolto dal lavoro in nero i minorenni usati tutt’ora nei paesi in via di sviluppo per trattare materiali dannosi alla salute, siamo la prima generazione che si batte per la salute delle specie in via di estinzione grazie alla cultura diffusa, all’alfabetismo diffuso e all’educazione al rispetto per le specie. Specialmente siamo i primi a poter leggere in tempo reale quando si scatena un tifone, quando una bomba ammazza 300 bambini, quando nel Mediterraneo affonda un barcone, oppure se un esperimento nucleare è fallito. La conoscenza porta con sé il rischio della paura e la paura si combatte con la conoscenza.

E’ quindi naturale che una bambina come Greta possa essere fortemente motivata a combattere tutti questi problemi che sono immensamente grandi per lei, ma è altrettando evidente e naturale che non è la conoscenza la causa della malattia, semmai la guarigione. Non bisognerebbe passare troppo tempo da soli sui libri. Gli insegnanti servono a questo, a educare, lenendo il dolore della crescita.

Quindi, anche per Greta, affinché le ragioni restino ragioni si auspica un’evoluzione, che passi pure da questo 27 settembre, oltre il rammarico, oltre la denuncia e oltre la recriminazione verso gli altri.. Evoluzione che significa però coscienza di se stessi e giusto equilibrio, perché in Europa abbiamo appunto vietato il lavoro minorile per consentire ai bambini di restare bambini.

Quindi ognuno manifesti come meglio crede, ma tenendo presente che se esiste questa manifestazione è perché esiste la percezione del problema. Grazie alla cultura. Fatta da quei criminali che hanno rubato il futuro dei bambini .. già .. siamo le stesse persone. Quelle che cercano soluzioni e non colpevoli. Adulti, insomma.

A cura di Martina Cecco