Sulle migrazioni si rimuove la causa

L’immigrazione, la tratta degli scafisti, le Ong, le prediche del Papa, il dibattito fra chi vuole accogliere tutti e chi esige il rispetto dei confini e delle leggi sono il pane quotidiano dei media. Politici, giornalisti, sociologi, economisti, preti e tuttologi sono in servizio permanente effettivo nei talk-show, sui social e sui giornali a parlare dell’immigrazione in ogni sua sfaccettatura. Chiacchierano di tutto, meno che della causa.
Si guardano bene dall’andare alla radice del problema che è l’Africa, trattata come se fosse solo una costa da cui partire.

Ma è dell’Africa che bisogna parlare se si vuol risolvere il problema. Perché nessuno ne parla? Perché nessuno dice quali sono le cause dell’immigrazione?
Non è un caso che il cuore del problema venga sistematicamente eluso. Non diciamo che ci sia una regia, ma c’è una volontà più o meno consapevole di evitare di parlarne, perché farlo condurrebbe inevitabilmente a mettere sotto accusa l’establishment culturale ed economico dominante.

Parlare dell’Africa significherebbe ammettere che quegli stati disegnati sulla carta geografica dopo la decolonizzazione non sono in grado di fare da soli. Parlare dell’Africa vorrebbe dire mettere in discussione la decolonizzazione stessa, mettere sotto accusa il neo-colonialismo delle multinazionali, scoperchiare il gioco ipocrita degli aiuti internazionali e il business sulla pelle degli africani. Parlare dell’Africa significherebbe ammettere che certi paesi sono governati da bande di criminali, che la democrazia da quelle parti è un miraggio. 

Parlare dell’Africa costringerebbe anche a proporre delle soluzioni. Meglio allora soffermarsi sull’ultimo pezzetto del problema.
Anche perché la soluzione è una sola: la presa in carico del continente da parte degli stati G20 che, sotto controllo internazionale, con potere politico e obbligo di garantire i bisogni primari in cambio dello sfruttamento condiviso delle risorse – perché da che mondo è moando nessuno non fa niente per niente– accompagnino quelle popolazioni fino a che non siano in grado di gestirsi autonomamente.

Un colonialismo del 21°secolo? E se anche fosse? Purché orientato al bene degli africani e a risolvere alla radice il problema immigrazione.