Ducati: mostra “Anatomia della velocità”

Una Mostra per parlare di Ducati Corse, cioè di un mito – italiano – che ha fatto e sta facendo la storia del motociclismo. Il mito è fin dalle origini, la storia è ancora. La storia di Ducati e di Panigale nel tempo è notevolmente mutata, presso “il FESTIVAL dello SPORT” in questo fine settimana è in esposizione quanto di meglio è stato prodotto in queste ultime stagioni, a due ruote.

La mostra presso Palazzo Calepini a Trento

La mostra, che di norma è esposta in sede, porta con sé le note tecniche e i mostri di aerodinamica Ducati, dove si esprime l’eccellenza. La video animazione combina con l’esclusiva esposizione di due carene utilizzate da Ducati nei Campionati MotoGP 2015 e 2017 e della Ducati Desmosedici GP16. Le motociclette esposte sono moto da competizione.

Le prime gare di motociclette non utilizzavano le carene, infatti l’idea di primeggiare nella velocità è una trovata successiva, legata alla pubblicità: dopo il 1952 le moto da corsa vengono invece carenate; Ducati di Borgo Panigale carena a partire dal 1956 con una carenatura “ a campana”.

Premesso questo parliamo del mito: fino alla fine degli anni ’70 le moto Ducati erano sentite e vissute come un gioiello dell’artigianato del motore italiano, niente da discutere, lo stesso si pensava anche di Ferrari, che ancora oggi mantiene la tradizione della stampa del motore a mano per i pezzi di valore.

E’ megli anni ’90 che esplode il mito popolare vero e proprio di Ducati che introduce la 916, (anche se per molti suonerà più famoso il modello 996) un modello supersportivo che prende subito il cuore degli appassionati perché torna in competizione con le giapponesi, si tratta di cambiare completamente il punto di vista sulla tipologia di mezzo.

Finalmente la Ducati passa al MotoGP e riesce a puntare al titolo con Stoner, le cui moto sono esposte in mostra, insieme alle Dovizioso e Capirossi, si apre così una vita diversa per la famosa casa italiana di motociclette.

“Avere un veicolo “aerodinamicamente prestazionale” può significare tante cose: ogni aspetto dell’interazione tra fluido, in questo caso l’aria e veicolo, viene curato per ottenere l’effetto voluto. Per esempio, il design di una carenatura che permetta la riduzione del coefficiente di resistenza può determinare l’incremento della velocità massima: tale effetto è, per esempio, più evidente sul tempo sul giro, maggiori sono il numero e la lunghezza dei rettilinei di un circuito.” Si spiega sui pannelli della mostra.

“Il primo passo di un approccio strutturato allo sviluppo aerodinamico di una moto è rappresentato dalla progettazione creativa – si spiega nella mostra – vengono realizzate le superfici aerodinamiche della configurazione di riferimento. Si procede eseguendo la scansione del pilota sulla moto, considerando ogni singolo dettaglio: dalla sua posizione ergonomica per arrivare alle singole pieghe della tuta. Tramite la fluidodinamica computazionale (CFD) si simula il movimento del volume d’aria che avvolge moto e pilota con l’obiettivo di rappresentarne i campi di pressione e velocità in base alle condizioni al contorno.”

Seguono montaggio e collaudo in pista. La mostra presso Palazzo Calepini tornerà alla sede bolognese dopo il 13.10.19. Foto: Max Recanatesi. (MC)