Nel cuore dell’Europa sottomessa: bambini belgi fanno il saluto militare turco

Alla fine è successo. Alla fine anche dei bambini di 10 anni si sono piegati e hanno fatto il saluto militare tanto caro a Erdogan dopo una partita. Indottrinamento, paura, incoscienza: un mix di questi concetti può spiegare il perchè di questo fatto.

Trattandosi di una squadra under 10, si potrebbe pensare che questi bambini abbiano fatto quel gesto magari a sostegno di fratelli, padri o parenti. Niente di tutto questo.

I ragazzini in questione, infatti, non sono nemmeno turchi. Ad aver fatto il saluto post-partita sono stati infatti i giocatori del Turkse FC, squadra della cittadina di Beringen e rappresentante della locale comunità turca. A mostrare la foto è stato il Der Telegraaf, rivista olandese.

Ed ecco allora che ogni discussione sull’integrazione, sullo ius soli e lo ius culturae vanno scemando. Che la concessione della cittadinanza vada normata consentendo alle persone davvero integrate di far parte di una nuova comunità è chiaro, ovvio e indubbio; autorizzare sacche di totalitarismo all’interno del nostro già fin troppo travagliato continente rappresenta un pericoloso precedente.

Troppo semplice chiedere che non si giochi Francia-Turchia – anche perché quando la Francia bombardava la Libia nessuno ha chiesto di sospendere delle partite – così come è troppo semplice prendersela con giocatori come Cengiz Under, che alla fine stanno solo cercando di restare al sicuro da rappresaglie del Sultano Erdogan.

E di per sé sarebbe troppo facile prendersela anche con questi ragazzini, che probabilmente hanno fatto il gesto per emulare i loro beniamini turchi (questo dovrebbe far capire quanto poco siano integrati quei ragazzi con il pensiero liberaldemocratico occidentale).

Il problema è a monte: fino a quando si vorrà tenere la testa sotto la sabbia, ignorando certe culture e comunità che – piaccia o no – saranno l’ossatura della società europea del futuro a breve-medio termine? Cominceremo a mostrare orgoglio e passione per la nostra cultura e i nostri capisaldi o continueremo a interrogarci su come non offendere questa o quella etnia, salvo poi scoprire che le tradizioni locali non vanno ad offendere nessuno.

L’Italia in questi giorni si è interrogata su questioni di indubbia importanza: il ripieno dei tortellini e il colore della maglia della Nazionale. A qualche centinaio di chilometri, invece si deve discutere di cosa fare di un gruppo di ragazzini rei di un gesto che giustifica l’uccisione di molto civili.

Certo, il nostro sistema non è – ancora – collassato, ma da qui a trovarci una Nazionale nella quale non potersi più rispecchiare il passo è breve.