Il futuro dell’Europa? Sulle Alpi

Chamonix, Kranjsca Gora, Garmisch. Per Riccardo Migliori, presidente emerito dell’Osce, sarà questo il triangolo vincente del 2070. Dopo aver archiviato il triangolo industriale Torino-Milano-Genova e quello attuale post industriale Milano-Bologna-Treviso, sarà il turno delle Alpi a rappresentare il polo di attrazione europeo.

Se n’è discusso a Trento, al convegno Echi dalle Alpi organizzato dal Nodo di Gordio e da Vox Populi. Partendo dalle opportunità offerte dalle Olimpiadi del 2026 che coinvolgeranno Milano e Cortina, dunque Lombardia e Veneto, ma anche il Trentino, seppur non compaia nel logo ufficiale olimpico.

Ovvie le ricadute turistiche ed anche infrastrutturali, meno ovvie quelle industriali, ancor meno quelle culturali e per nulla quelle politiche. Eppure tutti gli intervenuti al convegno, dall’assessore lombardo Stefano Bruno Galli all’ambasciatore sloveno Tomaz Kunstelj, dall’assessore della Comunità Alta Valsugana e Bersntol Sandro Beber al presidente del Consiglio di Trento Walter Kaswalder, al segretario delle Alte Terre Mariano Allocco, hanno sottolineato il ruolo fondamentale della cultura per trasformare le Alpi nella spina dorsale dell’Europa, superando confini che non esistono nella realtà, valorizzando ciò che unisce i popoli della montagna. 

Magari senza riuscire ad unificare l’Europa intorno all’idea delle Alpi ma, almeno, creando una nuova realtà coesa che possa rappresentare una alternativa a Visegrad ed alle altre realtà transnazionali che si andranno a creare. 

Senza dimenticare che le megalopoli stanno diventando sempre più invivibili e si registra un crescente interesse a fuggire verso territori meno distrutti sotto l’aspetto umano. Il limite delle Alpi è l’arretratezza infrastrutturale, a partire dai collegamenti materiali ed immateriali. Problemi risolvibili e che permetteranno la fuga dalle città in preda alla violenza politicamente corretta.