Dopo 70 anni il peronismo vince ancora. E spiazza la politica italiana

In Argentina il 30% è radicale, il 30% conservatore ed altrettanti sono i socialisti. 

Così Juan Domingo Peron spiegava, nel 1972, la realtà del Paese sudamericano. E davanti alle perplessità dell’intervistatore che chiedeva quanti fossero allora i peronisti, Peron non ebbe dubbi nella risposta: “Peronistas somos todos!”. Ed il voto di domenica ha confermato l’analisi di allora: a più di 70 anni dalla prima elezione di Peron, l’Argentina è sempre peronista.

Una realtà scomodissima per gli analisti politici italiani. Perché il peronismo è l’unico esempio di fascismo al di fuori dell’Italia. Non lo era la Germania nazista o la Spagna franchista. Non lo erano i governi ed i movimenti nell’Europa dell’Est. Lo è il giustizialismo argentino, al di là delle dichiarazioni del magistrato italiano Priore che, in un libro scritto con Fasanella, assicura che Evita Peron sia stata “creata” politicamente dai servizi segreti della Germania nazista.

Nel peronismo, come nel fascismo, hanno sempre convissuto anime diverse, dal socialismo compreso quello più estremo sino al liberismo ottuso alla Menem. Passando per cattolici ed agnostici, conservatori e rivoluzionari. Tutti insieme nel nome di Evita e di Peron. Così come in Italia Mussolini riusciva a far convivere anarchici e monarchici, sindacalisti rivoluzionari e liberali, repubblicani mangiapreti e seguaci del Papa Re.

Una realtà che spiazza gli analisti politici italiani. Che, a sinistra, non possono ammettere che esista nel mondo un fascismo vincente grazie al voto popolare, un voto che si conferma, tra alti e bassi, da oltre 70 anni. Mentre a destra la confusione regna sovrana. Parte della destra si entusiasmava per i generali argentini che, con un colpo di Stato, avevano cacciato proprio i peronisti. E per due volte. Altri, sempre a destra, si sono apertamente schierati per Macri che ha nuovamente distrutto l’economia argentina per seguire gli ordini di Washington e del Fondo monetario internazionale.

Il servizio patetico del Tg5 è il simbolo di questa posizione politica del centrodestra. Il povero Macri, secondo i giornalisti di Berlusconi, avrebbe perso per colpa della crisi economica, come se la crisi fosse un temporale e non la conseguenza delle politiche demenziali e criminali di Macri. Povertà alle stelle, inflazione da record, disoccupazione in crescita. In cambio del plauso del Fmi. Peccato che anche il Pil sia calato: un disastro su tutti i fronti. 

Ma il Tg5 sperava che le accuse di corruzione rivolte da Macri a Cristina Fernandez Kirchner, ex presidente peronista, potessero bastare per spingere gli argentini a scegliere la povertà. Invece l’ex “presidenta” ha fatto un passo indietro, ha sostenuto Alberto Fernandez (nessuna parentela) ed i peronisti si sono ricompattato e sono tornati a guidare l’Argentina. D’altronde Macri aveva vinto le elezioni precedenti solo perché i peronisti si erano presentati divisi con 3 candidature differenti. 

Per Fernandez non sarà facile rimediare ai disastri di Macri. E l’Italia potrà avere un ruolo importante nel sostenere un Paese dove quasi il 40% della popolazione è di origine italiana.