Il fallimento del MOSE è colpa dello Stato, non di Zaia

L’acqua alta che nelle ultime ore ha duramente colpito Venezia ha sollevato per l’ennesima volta polemiche verso il MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico – geoingegneria applicata), la grande opera pensata per arginare il problema, ma anche verso Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto dal 2010 e che molti mettono tra gli imputati principali per il disastro recente.

Niente di più sbagliato: la competenza sul MOSE è infatti statale e non regionale. Una conferma al riguardo viene da Giorgio Orsoni, Sindaco di Venezia tra il 2010 e il 2014 e scagionato successivamente allo scandalo delle tangenti del MOSE: “Speriamo che lo Stato si ricordi di darci qualcosa, ne abbiamo bisogno anche se bisogna rendersi conto che i tempi sono cambiati. I lavori legati al MOSE sono di competenza statale e vanno al di là delle competenze comunali, anche per uno speciale come Venezia“. Che ricordiamo però essere tra i protagonisti dell’inchiesta.

L’errore indotto (a rigore non essendoci un pronunciamento della Magistratura si parla di competenze) parte dalla CONCESSIONARIA, cioè il Consorzio Venezia Nuova che dal 2014 è Commissariato. Al centro della inchiesta vi fu Giancarlo Galan.

In merito alla realizzazione, cioè costi e tempi, la proprietà è sempre stata consortilmente affidata dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e dal Magistrato alle Acque di Venezia e Mantova, (ex Serenissima fino al 1884) che era di competenza Statale dal 1907. Di fatto questo ente è stato soppresso da Matteo Renzi nel 2014, lasciando quindi come unico proprietario effettivo lo stato, la gestione delle acque lagunari e del territorio demaniale è quindi estranea alle competenze del Comune di Venezia e rientra per di più nelle competenze Ministeriali. Fermo restando che non si completi il trasferimento delle competenze in seguito a questi eventi tragici.

IN REALTA’ la richiesta formale per le competenze esiste ed è cosa recente (e per il pagamento delle imprese tutt’ora non saldate perché i fondi si fermarono al vaglio della Corte dei Conti e per i finanziamenti della parte mancante che ci sono già, stanziati), le domande per il passaggio sarebbero state inoltrate nel mese di luglio scorso, quando le competenze sul MOSE non erano ancora state passate (e neanche i fondi) alla Città Metropolitana di Venezia, che su questo contava per terminare l’opera.

I Commissari nominati da ANAC non sono mai stati insigniti formalmente, anche se – nel decretare la situazione di emergenza la cui richiesta è già stata fatta proprio da Luca Zaia – dovranno essere nominati entro le prossime 72 ore affinché lo Stato (di nuovo) possa quantomeno finire il passaggio delle consegne visto che la mancata movimentazione del MOSE è tra gli elementi rilevanti al vaglio per la valutazione del riconoscimento quote dovute per i danni.

Il “passaggio” in cui il Ministero (ex Ministro Toninelli) avrebbe cercato di scaricare i costi su Venezia come Città Metropolitana è incluso in un emendamento del Mit al decreto Sblocca cantieri che stima in 100 milioni l’anno il costo per la manutenzione delle dighe mobili. Regione Veneto, Città metropolitana e Comune di Venezia dovrebbero dunque pagare per un’opera non conclusa. In merito a questo emendamento il parere di Luca Zaia è sempre stato contrario.

Non solo, basta prendere le leggi speciali scaturite dopo la tragica alluvione del 4 Novembre 1966, successivamente emendate e corrette fino ad arrivare all’ultima legge speciale legata a Venezia e prodotta nel 1992. Il primo testo, la legge 171 del 1973 è molto chiara al riguardo: “La Repubblica garantisce la salvaguardia dell’ambiente paesistico, storico, archeologico ed artistico della città di Venezia e della sua laguna, ne tutela l’equilibrio idraulico, ne preserva l’ambiente dall’inquinamento atmosferico e delle acque e ne assicura la vitalità socioeconomico nel quadro dello sviluppo generale e dell’assetto territoriale della Regione” afferma l’Articolo 1 di tale legge.

Basta poi leggere l’articolo 7 della L.O. 171/73 per fugare ogni dubbio: “Sono di competenza dello Stato le seguenti opere: a) regolazione dei livelli marini in laguna, finalizzata a porre gli insediamenti urbani al riparo dalle acque alte; b) marginamenti lagunari; c) opere portuali marittime e di difesa del litorale; d) restauro degli edifici demaniali e di quelli di carattere storico e artistico destinati all’uso pubblico; e) esecuzione di opere di consolidamento e di sistemazione di ponti, canali e di fondamenta sui canali; f) sistemazione dei corsi d’acqua naturali e artificiali interessanti la salvaguardia di Venezia e della sua laguna; g) restauro e conservazione del patrimonio artistico mobiliare e pubblico“.

Le competenze regionali, dunque, si limitano agli ambiti elencati opportunamente dalla Regione Veneto: fognatura e depurazione; acquedotti; territorio (nella misura legata alla capacità autodepurativa dei corsi d’acqua); agricoltura e zootecnia; bonifica dei siti inquinati; monitoraggio e sperimentazione, per quanto riguarda la verifica delle condizioni ambientali e la messa a punto dei progetti pilota.

Le battaglie legali e i ritardi sul MOSE, dunque, dipendono non da Luca Zaia, che invece ha sempre ribadito la totale estraneità della Regione dalle competenze sull’opera e ha sempre denunciato la mancanza di competenze della Regione – e quindi di libertà amministrativa – al riguardo. Non solo, quando l’opera sarà terminata (al momento si parla del 2021 come possibile conclusione) si aprirà tutta un’altra querelle sulla manutenzione, aperta da Graziano Delrio, Ministro delle Infrastrutture nel Governo Renzi e in quello Gentiloni, ma mai definitivamente risolta.

Ecco allora che, per l’ennesima volta, la mancanza di una reale devoluzione dei poteri dallo Stato alle Regioni – e perché no ai Comuni – ha generato un caos burocratico interminabile di cui dovranno fare le spese i cittadini veneziani e la stessa Venezia, che prima ancora di essere una città è un Patrimonio dell’Umanità.

Troppo facile sparlare del Presidente della Regione – leghista – e del Sindaco – di centrodestra – della città lagunare: le colpe se le deve prendere “mamma Italia” che prima non fa nulla per dare la competenza su opere così importanti a chi nei territori ci risiede e poi fa di tutto per bloccare i lavori o per cercare nuovi metodi di finanziamento, bloccando un’opera vitale per Venezia al 94%.

Finché lo scopo dello Stato sarà quello di tassare per dare servizi che non può garantire, i risultati saranno sempre annacquati. E l’annegamento di Venezia di queste ore non è altro che l’ennesima prova di un sistema centralizzato che non può andare avanti.