La Fondazione Bruno Kessler presenta “DDR. Ricordando la Germania dell’Est”

Il Muro, ma anche la Trabant, la ricostruzione post bellica, la gioventù punk, la pratica del nudismo e molti altri aspetti della vita quotidiana emergono dalle immagini realizzate da Augusto Bordato, che negli anni Ottanta lavorava a Berlino Est all’ambasciata italiana, presso la Repubblica Democratica Tedesca.

DDR. Ricordando la Germania dell’Est“, la mostra che raccoglie le fotografie scattate in quegli anni, sarà inaugurata venerdì 22 novembre alle 19.15 nella sede della Fondazione Bruno Kessler di via S. Croce, 77 a Trento. Organizzata dall’Istituto storico italo-germanico FBK, l’esposizione si potrà visitare, con accesso gratuito, fino al 6 dicembre.

Le immagini di Bordato raccontano la vita di un paese di cui forse si è dimenticata troppo presto l’esistenza e rivelano aspetti di una quotidianità lontana nel tempo, ma ancora da scoprire. Una dopo l’altra, le fotografie e le parole di questo libro instillano in noi quella particolare sensazione di stupore che si prova guardando un passato che pensavamo di conoscere.

Augusto Bordato ha confezionato un documento straordinario” ha affermato Massimo Nava, noto corrispondente da Parigi per il Corriere della Sera. “Per dieci anni interprete dell’Ambasciata d’Italia a Berlino Est, ha volutamente concentrato in poche immagini quella parte di Storia che, a partire dalle grandi manifestazioni di massa in Sassonia e Turingia alla fine degli anni Ottanta, sfociò nella caduta del Muro e nei festeggiamenti per la fine del regime“.

Ha messo insieme tanti fotogrammi di un viaggio personale nell’universo dell’altra Germania prima della caduta del Muro, che non era soltanto la Germania di Honecker, della polizia segreta, dell’oppressione, delle caricature rievocate in questi ultimi anni in film di successo” continua il giornalista. “Era anche un modello di vita, un sistema educativo, un insieme di valori e convinzioni, certamente imposto dall’alto, eppure, nondimeno, intriso di tracce di storia e di cultura tedesca” conclude.