Case Itea. Cia propone il distinguo tra “complici e vittime”

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Il Consigliere di AGIRE per il Trentino Claudio Cia è intervenuto, con una nota, per fornire il proprio punto di vista circa la delicata questione del regolamento d’attribuzione delle case ITEA in Trentino.

Nelle ultime ore sono divampate numerose polemiche intorno a ITEA e ai suoi appartamenti, in particolare a catalizzare l’attenzione mediatica è stato l’art. 14 del regolamento della finanziaria provinciale. Tale articolo prevede che in caso di condanna di un inquilino di una casa ITEA, tutto il nucleo familiare debba abbandonare l’appartamento.

Claudio Cia ha prima informato di aver chiesto, nel corso della Quarta Commissione legislativa, una modifica al sopracitato articolo e, successivamente evidenziato come sia importante verificare, prima di sfrattare un’intera famiglia, se i componenti del nucleo siano stati complici del condannato o anch’essi vittime del suo comportamento scorretto

“Ritengo sia fondamentale distinguere tra famiglia connivente e chi è invece vittima degli stessi comportamenti illeciti di un familiare, altrimenti si rischia di creare nuovi problemi invece che risolverli. Perché una famiglia che si trova di fronte al dramma di un familiare nei guai per la giustizia, diventa così doppiamente disgraziata: con il sistema previsto dall’attuale art. 14, per assurdo, si vedrebbe privato di un tetto il coniuge (sia esso il marito o la moglie) o i figli che subiscono maltrattamenti, mentre il reo sarebbe al coperto sotto il tetto della prigione. Bisogna inoltre tenere presenti tutti quei casi in cui, i famigliari di chi compie un reato non sono a conoscenza delle attività del reo all’esterno dell’appartamento. Pensiamo ai giovani tossicodipendenti che spesso, non disponendo di denaro proprio per comprare la droga, ricorrono ai furti o alla prostituzione” ha poi proseguito il Consigliere di AGIRE per il Trentino.

Per Claudio Cia, l’articolo 14 sarebbe in contrasto con il concetto di “patente a punti dell’inquilino” introdotto recentemente con l’assestamento di bilancio. La soluzione secondo il Consigliere potrebbe essere un’analisi approfondita delle attività familiari, così da verificare oltre ogni dubbio se la famiglia sia stata complice del condannato o anch’essa vittima e, di conseguenza, procedere ad un eventuale decurtazione dei punti e in casi limite alla revoca dell’abitazione.

Con l’introduzione di questo distinguo, ha poi concluso il Consigliere di AGIRE per il Trentino, si eviterebbe il rischio di “diventare una fabbrica di problemi sociali”.