“Sardine” di Trento: una coalizione Udu-Arcigay contro la Lega (con “supporto” esterno del PD)

Peccato, però, che agli ottimi propositi di essere slegati dai partiti non abbia fatto seguito un'applicazione effettiva di tale principio (almeno ufficiosamente, poiché "apartitico, ma non apolitico")

immagine del gruppo sul social
immagine del gruppo - pubblico - sul social fb

Sono nate ufficialmente le “Sardine” a Trento. L’esperienza vista in questi giorni a Bologna e a Modena sta rapidamente prendendo piede anche in altre parti d’Italia e Trento non è stata da meno. Il “Movimento delle Sardine” è infatti nato circa due settimane fa quando, durante l’evento elettorale della Lega al PalaDozza di Bologna di presentazione della candidata Presidente Lucia Borgonzoni, è stata organizzata una contro manifestazione partendo da un gruppo Facebook nominato “6000 Sardine contro Salvini”. A organizzare questo flash mob sono stati quattro ragazzi che sono poi stati raggiunti da migliaia di persone assiepate in Piazza Maggiore. Il numero di “6000” non sarebbe stato casuale: il PalaDozza è infatti dotato di 5.750 posti a sedere, per cui le 6.000 “sardine” in piedi avrebbero rappresentato un successo di pubblico a dispetto del rivale salvini.

Il Movimento si definisce “apartitico ma non apolitico”. Peccato, però, che agli ottimi propositi di essere slegati dai partiti non abbia fatto seguito un’applicazione effettiva di tale principio. Sugli articoli di giornale, fatti uscire appositamente per manifestare la nascita di tale gruppo, si fa riferimento alla nascita di tale movimento all’interno del mondo universitario e della società civile.

Vengono infatti citati come fondatori di tale movimento tutti studenti ventenni. Peccato, però, che sia sufficiente sbirciare all’interno del gruppo Facebook delle Sardine di Trento per scoprire che non ci sono solo loro dietro la direzione delle “sardine”. Almeno non ufficialmente.

Comparirebbero infatti i nominativi di persone legate a Udu e a Futura. Zanella è un volto abbastanza famoso a livello locale e sembrerebbe legato sia al mondo dell’Arcigay – del quale è stato anche Presidente provinciale, come scrive sul suo profilo fb – che della lista locale Futura, alleata alle scorse elezioni provinciali al Partito Democratico, che invece dovrebbe essere esterno alla formazione delle “sardine”. Chiara Fogo, invece, è un membro attivo dell’Udu, altra nota lista universitaria apparentemente vicina alla sinistra.

Proprio all’Udu infatti sono iscritte la Schivalocchi e la Pelizzaro, tra le fondatrici delle “sardine”, mentre Lanfranco (dopo un controllo sulle attività nei profili social pubblici, quindi a portata di tutti) sembrerebbe addirittura tra i gestori del “Kuta Kollektiv“, pagina che avrebbe tra le affiliate sempre l’Udu, ma anche il Centro Sociale Bruno, a conferma di una “Grosse Koalitione” che svaria dal centrosinistra “classico” fino al mondo della sinistra extraparlamentare.

Queste particolarità non sono sfuggite agli esponenti del Centrodestra. Il Consigliere provinciale Devid Moranduzzo, della Lega, ha subito mostrato le sue perplessità sull’effettiva “indipendenza” delle sardine trentine: “Il gruppo di Trento è contraddistinto dalla forte presenza di esponenti legati, direttamente o indirettamente, al mondo della sinistra trentina e ai vari sindacati, come la CGIL. A qualche giornalista è sfuggita l’appartenenza politica di quei soggetti che solo a parole sono il nuovo che avanza, mentre nella realtà ci troviamo di fronte solo al vecchio che avanza. A gestire il gruppo infatti ci sono persone ampiamente conosciute a tutti noi e che fanno parte di una politica che non è più del nostro tempo“.

Secondo il Consigliere le sardine di Trento sarebbero un gruppo “polipartitico“, collocabile in quella sinistra rimasta doppiamente sconfitta dopo le elezioni provinciali del 2018 e le europee della scorsa estate. Particolarmente sgradita a Moranduzzo sarebbe poi la frase – addotta come motivo di nascita delle sardine trentine – “per contrastare la politica dell’odio e del disprezzo della diversità“. “Conoscendo molti membri del gruppo Facebook, mi sembra piuttosto che ci sia da parte loro la volontà di distruggere le diversità, creando un pastone sociale e culturale molto simile a un celebre video dei Pink Floyd” conclude il Consigliere leghista.

Riccardo Ficara Pigini