Ecco chi sceglierebbero gli italiani, se si votasse oggi i partiti della “vecchia politica”

Pochi giorni fa, l’agenzia sondaggistica BiDiMedia ha pubblicato un sondaggio dove veniva chiesto agli intervistati quale partito avrebbero votato tra quelli presenti alle elezioni politiche del 1983. I risultati sono stati sorprendenti, specie se confrontati con l’effettivo esito di quella consultazione elettorale.

Ad ottenere il primato in termine di preferenze è stato infatti il Movimento Sociale Italiano, attestandosi al 19,5% (+12,7% sulla realtà). A seguire la Democrazia Cristiana (17,8% / -15,1%) e il Partito Comunista Italiano (17,5% / -12,4%). Appena fuori dal podio il Partito Socialista Italiano (12,8% / +1,4%), mentre gli altri partiti “in crescita” sono risultati essere il Partito Liberale Italiano, il Partito Radicale, Democrazia Proletaria e il Partito Social-Democratico Italiano. In calo invece il Partito Repubblicano Italiano.

Un risultato del genere conferma la tendenza dell’opinione pubblica a gradire maggiormente i temi di destra o comunque conservatori, anche se resta viva una forte componente di sinistra, tra l’altro nostalgica – ma non più come un tempo – del comunismo.

Interessante però è vedere, tenendo conto del sistema elettorale proporzionale puro di quegli anni, le possibili alleanze di governo. Uno scenario del genere infatti porterebbe a un vero e proprio stallo, con la difficoltà di creare una maggioranza stabile.

Il cosiddetto pentapartito infatti non arriverebbe ad avere una maggioranza stabile: la flessione significativa della Democrazia Cristiana non riuscirebbe infatti ad essere appianata dalla salita del PSI, del PLI e del PSDI, senza contare l’aspetto ormai residuale rappresentato dal PRI. Una maggioranza “craxiana” sarebbe dunque impossibile.

Impossibile anche un “compromesso storico” tra la DC e i comunisti, visto che il primo posto dell’MSI impedirebbe il raggiungimento della soglia di sicurezza. Potrebbe formarsi invece una Grosse Koalition con tutte le forze unite contro gli estremismi – MSI e Democrazia Proletaria – ma certo un Governo con dentro tutti, dai liberali e radicali ai comunisti e socialdemocratici sembra poco fattibile.

Il Presidente della Repubblica – Sandro Pertini nel 1983, Sergio Mattarella oggi – non potrebbe far altro dunque che dare a Giorgio Almirante, leader dell’MSI, il mandato esplorativo per formare un governo. Individuando le forze di centrodestra – MSI, DC e PLI – si arriverebbe a quasi la metà dei parlamentari, per cui mancherebbe un appoggio esterno che potrebbe giungere tanto dal PSI quanto dai radicali, attratti magari dalla nomina di esponenti liberali nei vari ministeri legati al mondo dell’economia.

Quel che è certo, è che mai prima d’ora la figura di Almirante e i temi del conservatorismo nazionale e sovranista erano stati così in voga nell’elettorato italiano. Una figura di spessore, di fine retorica e di straordinario rispetto dell’avversario – spesso ricambiato – come Almirante a guida dell’attuale centrodestra, in testa in tutti i sondaggi, potrebbe dare davvero all’Italia quel governo conservatore, cristiano e liberale che gli italiani chiedono ormai da troppo tempo.