La vittoria di Boris Johnson contro i media “liberal” europeisti

Le elezioni generali del Regno Unito hanno confermato il sostegno a Boris Johnson da parte del popolo britannico, che ha fatto vincere i Conservatori in più di 360 seggi mentre la maggioranza assoluta del Parlamento è fissata a quota 326.

Un trionfo assoluto che sconfessa tutta quella stampa “liberal” – in italiano tradotta erroneamente con liberale, mentre la dicitura corretta dovrebbe essere progressista – ed europeista che invece aveva raccontato di un possibile testa a testa.

Due dei temi che erano stati portati sul tavolo dall’intellighenzia di sinistra erano stati i refrain “Corbyn raccoglie il voto dei giovani, Johnson quello dei pub” e “Ma gli inglesi sono pentiti della Brexit“. Risultato? Quasi 60 seggi persi dai Laburisti, crollo di circa 8 punti percentuali nei consensi e 45,6% per l’asse Tories-Farage.

Per non parlare poi degli spauracchi lanciati sempre da certa stampa quando si ipotizzava una maggioranza forte per i Conservatori di BoJo. Dal sempre presente “La sterlina crollerà” all’ormai risibile “Servirà il Passaporto per andare nel Regno Unito“, si sono susseguite ipotesi catastrofiche di ogni tipo, che non possono non essere smentite.

Per quanto riguarda il Passaporto, naturalmente corrisponde a verità che – dall’ormai sicura uscita del Regno Unito dall’Unione Europea in avanti – i viaggiatori verso il Regno Unito dovranno munirsi del Passaporto ma non sembra un motivo per il quale strapparsi i capelli e cospargersi il capo di cenere. Come si usa il Passaporto per altri paesi che non sono nell’Unione Europea, come ad esempio gli Stati Uniti d’America, si dovrà sfruttare il passaporto per farsi il fine settimana a Londra o per andare in Erasmus nelle più disparate località britanniche. Si tratta solo di usare un documento diverso, fino all’entrata in vigore della Convenzione di Schengen si è sempre usato il Passaporto e non sembra sia stato così complesso.

Sulla sterlina e i dati economici invece c’è molto da smentire: come riportano i maggiori quotidiani economici, gli investitori hanno apprezzato il risultato delle urne, tant’è che la sterlina ieri notte ha toccato il massimo storico dell’ultimo anno e mezzo registrando addirittura un +2,7% sul dollaro. Pensare che, alla nomina di Boris Johnson a Primo Ministro lo scorso giugno, il segretario di Stato alla Giustizia del Gabinetto di Theresa May dichiarò spavaldo: “Se vince Boris Johnson, buona fortuna al Ministro del Tesoro“.

Gli investitori probabilmente hanno compreso la necessità di un Parlamento forte per un leader forte, che possa rendere realtà quello che il popolo britannico ha chiesto tramite la massima espressione della democrazia, ovvero un referendum, già 3 anni fa. Servirà, da parte degli altri paesi europei, un sano spirito di collaborazione per trovare accordi il più possibile vantaggiosi, invece di limitarsi al solito paraocchi della Grandeur Européenne per la quale tutto ciò che è extra-UE è da combattere e minacciare. Rinunciare all’orgoglio ed essere mentalmente aperti al cambiamento della politica mondiale sono i primi due passi affinché l’Unione Europea non si trasformi da “sogno di tutte le generazioni” a “ricordo della vecchia generazione”.

Riccardo Ficara Pigini