Papa Francesco visita un Liceo a Roma per Natale

Ieri Papa Francesco ha fatto visita di Natale agli 800 studenti del Liceo classico statale di Roma “Pilo Albertelli”, le domande fatte dai giovani erano sul tema di solitudine, sentimenti, amore gratuito, ma anche di immigrazione, dialogo e pace. Le domande poste dagli studenti hanno avuto risposta.


La prima domanda era in merito alla solitudine, che sembra ad oggi essere uno dei principali ostacoli nella vita degli adolescenti, che viene sopperita da internet, malamente, che funge da ostacolo alla felicità, il Papa ha rilanciato, con un messaggio positivo: “E’ importante abituarsi a un momento di solitudine nella giornata, ogni due, tre giorni, non so ma… Mi sento solo e vedere cosa succede nella mia vita, e questo ti fa crescere. C’è la solitudine buona. La solitudine cattiva, che ti fa male, è quella che ti fa scivolare sulla malinconia, sui pensieri cattivi, anche pensieri di gelosia, di vendetta, tanti pensieri cattivi… Mi sento solo e penso a come fare del male agli altri. Ma questa voi non l’avete sicuramente, sono tranquillo. Ma un po’ di solitudine con me stesso, ognuno deve averla, con sé stesso.”

L’amore è sempre un tema scottante, cosa significa amare cristianamente, per questo altra domanda, anche sul significato di amare il prossimo le parole sono state molto delicate, in un contesto tuttavia di adolescenti, in cui questo tema può generare molto, se pensiamo al parlare cattivo, al bullismo, alle vendette dellle foto su internet, etc..

Cosa ha detto il Papa: “E’ molto difficile fare la strada della gratuità, fare dei gesti gratuiti. L’unica strada per farli è quella dell’amore. Ma chi ama non cerca il proprio interesse. Perché nell’amore è la ricompensa, il fatto di amare. E amare è una parola grande. Io dirò che è proprio la cosa più grande che noi possiamo fare è amare, amare.”

In tema di migrazioni ormai è nota la parola “meticcitato” che Papa Francesco utilizza spesso, sia quando parla del suo passato in Argentina, che quando parla di religione, che quando parla di comunità; usata nella versione di “contaminazione” ma in realtà il messaggio chiude con un senso diverso: “Non siamo nei tempi delle crociate. E’ una cosa brutta che a me ha fatto soffrire tanto, un passo della “Chanson de Roland”, quando i cristiani, i crociati, avevano vinto i musulmani e poi si faceva una coda di tutti i musulmani e davanti c’era il prete e un soldato. Il prete davanti alla fonte battesimale e tutti venivano – leggete quel passo – e gli domandavano: “O il battesimo o la spada”. Questo è successo nella storia! Lo fanno anche con noi cristiani in altre parti, lo stanno facendo, ma quello che è successo da noi a me fa vergogna perché è una storia di conversione forzata, di non rispetto della dignità della persona.” Ha detto Papa Francesco.

Come non pensare all’ISIS che ha caratterizzato invece l’attualità di questo secolo. Si pensi che – in Siria, in Iran ed in Bangladesh – proprio laddove ISIS ha attaccato è aumentato il trend della conversione al Cristianesimo. Sono sempre di più infatti i nati in terre a maggioranza islamica e gli islamici che in tutto il mondo scelgono di passare al pluralismo e alla democrazia delle vedute Cristiane.

La battaglia di Papa Francesco per l’amore per il prossimo e per la cultura della convivenza nella concretezza dei fatti ha invece dei risultati diversi, perché l’Islam ha perso il suo carisma, fa paura, le conversioni inverse sono risicate, prevalentemente obbligate o per contrazione di matrimonio, mentre al Cristianesimo le conversioni sono sofferte, combattute, spontanee.

Papa Francesco ha detto poi questo: “Leggi il Vangelo, questa è la mia fede!”

A cura di Martina Cecco