Il trionfo di Johnson? «Colpa degli ignoranti»

Britain's Prime Minister and leader of the Conservative Party, Boris Johnson speaks during a campaign event to celebrate the result of the General Election, in central London on December 13, 2019. - Prime Minister Boris Johnson on Friday hailed a political "earthquake" after securing a sweeping election win, which clears the way for Britain to finally leave the European Union next month after years of political deadlock. (Photo by DANIEL LEAL-OLIVAS / AFP)

Il progressista è come il lupo: perde il pelo, ma non il vizio. Boris Johnson non ha difatti neppure fatto a tempo ad arrivare a Buckingham Palace per incontrare la Regina che già, su Twitter, Alan Friedman spiegava che il tuo trionfo elettorale ha avuto luogo «laddove la gente è meno istruita e i lavoratori sono poco qualificati» e che «dobbiamo solo avere pietà per i poveracci che hanno votato per farsi del male». La solita solfa, insomma, per affermare che, se il popolo vota diversamente dagli auspici liberal (cosa che avviene da qualche anno), è tutta colpa dell’ignoranza. Stabilita come? Ma dal titolo di studio, ovvio.

Peccato che, se riservassimo l’accesso ai seggi ai soli laureati, dovremmo sottrarre il diritto di voto a Bill Gates, Mark Zuckerberg, Roberto Benigni e Piero Angela per lasciarlo ad Andrea Dipré; non esattamente, si converrà, una scelta geniale. Ad ogni modo, il dettaglio spassoso è quello che si diceva poc’anzi: passano le Clinton, le Brexit, e i Corbyn, ma gli intellò (che la pensano proprio come Friedman) son sempre là, ad imprecare contro la «massa». Il che non soltanto impedisce loro di capire la realtà, ma è un’assicurazione sulla vita per il sovranismo. Così, dopo aver visto, piccolino, crollare il berlinese muro del comunismo, ora contemplo le numerose crepe di quello dell’europeismo di Bruxelles. Quest’anno sei passato prima, Babbo Natale.

Giuliano Guzzo