Cari vescovi, ma che ci trovate nelle sardine?

La prima ad innamorarsene era stata, settimane fa, suor Giuliana Galli, religiosa del Cottolengo («scorgo in loro virtù evangeliche»), poi è venuto il turno di monsignor Galantino («Non posso che avere simpatia per questi ragazzi»), oggi si è perfino scomodato il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, affermando che l’importante è «cogliere tutto quello che di buono c’è anche in questi movimenti». Molta Chiesa simpatizza insomma per le sardine. Lecito per carità. Ma esattamente, che vogliono le sardine?

Non me lo chiedo io, se lo chiedono un po’ tutti. Infatti, ogni domanda che si pone a Mattia Santori, ideatore del movimento ittico, parte la supercazzola. Non gli si può difatti chieder nulla senza sentirsi rispondere che le sardine sono contro la retorica populista; che ha studiato economia «ma non pratica»; che loro non hanno idee su come risolvere i problemi del Paese perché «non è il loro lavoro», e via divagando. Qualche sera fa a La7, interpellato sulle loro priorità politiche, il capo branco ha saputo rispondere solo: «Vogliamo più integrazione». In che modo? Non s’è capito.

Tanto che perfino Lilli Gruber – ripeto: Lilli Gruber, non una giornalista sospettabile di sovranismo – ha replicato stupita: «Ma non è un po’ poco?». Ora, ma se manco la Gruber, con tutta la sua buona e sinistrese volontà, ci ha capito granché, come fate, voi prelati, a simpatizzare per le sardine? Solo perché è un movimento anti Salvini? Fosse così, sarebbe davvero desolante. Ad ogni modo, se proprio vi piacciono i movimenti avreste potuto, negli anni, spendere parole di elogio pubblico anche per altre manifestazioni, come quelle delle sentinelle in piedi, di cui hanno fatto parte anche diversi religiosi.

Solo che le sentinelle in piedi non erano né sono gradite alla cultura dominante e, nonostante non solo le contestazioni ma anche le aggressioni subite (un prete sentinella, nella trentina città di Rovereto, è stato «solo» mandato al pronto soccorso), dai piani alti della Chiesa non si ricordano chissà quali calorosi appoggi. Come mai? Forse le sardine sono più «evangeliche» di chi si batte in difesa della famiglia naturale, della libertà educativa e della vita nascente? Suvvia, non scherziamo. E’ un’ipotesi che non sta in piedi e che ci costringe a tornare al punto di partenza: cari vescovi, ma che ci trovate nelle sardine?

Giuliano Guzzo