Mercato e compressione del dibattito democratico

La polemica sul MES ha denudato il Re sotto molti punti di vista. Indubbiamente ha rivelato una verità ineludibile: la UE non è una struttura solidale e non è basata sulla pari dignità fra gli Stati. Per dirla con Orwell, tutti gli animali sono uguali ma ce ne sono alcuni che sono più uguali degli altri. Così, la Germania e la Francia sono uguali all’Italia e la Grecia, ma la Germania e la Francia sono più uguali, perché la loro determinazione è non solo storicamente più forte, ma è altresì strumentale ai disegni egemoni della finanza globale che domina l’area euro.

Il tabù eurista

La verità è che in Italia lo stato dell’arte sulla democrazia popolare (e costituzionale), rispetto all’euro e all’eurozona, è decisamente in una fase di lenta ma inesorabile disgregazione. Nel nostro paese si sono radicati a livello mediatico-politico dei veri e propri tabù europeisti, cioè verità di fede eurocratica che non si devono assolutamente sfiorare nel pubblico dibattito mediatico e politico, pena l’increspamento del mare della speculazione sul debito sovrano. Lo esemplifica bene Laura con questo tweet:

E’ una verità difficile da accettare, ma è comunque una verità. Quando si parla di euro ed Europa, esiste un problema di compressione del dibattito democraticoparticolarmente grave. Per dirla banalmente, non si possono fare ragionamenti e ipotesi sull’euro, non si può nemmeno contestare l’Unione Europea o la moneta unica senza che qualcuno lanci sinistri moniti sull’ira dei Mercati. “Sss… non parlare di Italexit, i Mercati potrebbero allarmarsi e lo spread potrebbe salire. Sss… Il MES dobbiamo firmarlo, o i Mercati chissà cosa potrebbero pensare… Sss… Non dire così, che poi il Mercato non ci presta i soldi per pensioni e sanità…”

La divinizzazione del Mercato

Siamo arrivati alla reificazione o meglio alla deificazione del Mercato, basata peraltro su suggestioni macroeconomiche che cercano di instillare l’idea che lo Stato sia come un privato che deve procacciarsi il denaro chiedendolo in prestito a banche e finanza. Il Mercato, dunque, come nostro signore e padrone, al di sopra della Costituzione e della democrazia. Al di sopra persino della libera manifestazione del pensiero, del libero dibattito sul nostro futuro. Non svegliare il can che dorme, non disturbare il Re… Insomma, strizzando un’occhiolino a Hobbes, il Tiranno è al di sopra della legge perché è egli stesso la legge. Tutto il resto viene concesso dal Tiranno, e il Tiranno può riprenderselo.

Eppure, quando nel 1948 è stata promulgata la Costituzione ed è nata la Repubblica, nessuno pensava davvero che un’entità eterea come il Mercato, un assetto di interessi capitalistici e speculativi nazionali e transnazionali, avrebbe compresso il dibattito democratico fino al punto in cui oggi anche solo parlare della legittima rivendicazione della sovranità nazionale (che non è altro che il riflesso della legalità costituzionale) è considerato peggio di un tabù: un’eresia.

Il disegno ideologico

Naturalmente, chi legge questo blog sa perfettamente che c’è un disegno ideologico dietro tutto questo, e quel disegno prevede proprio la sterilizzazione delle libertà democratiche dentro percorsi obbligati decisi altrove (“vincolo esterno“), e ciò onde assicurare che le rendite da capitale siano sempre privilegiate nelle decisioni politiche attuate dai Governi, formalmente eletti dal popolo ma al cui popolo non rispondono. Peraltro – e questa è l’ultima domanda che mi/vi pongo – chi meglio di un Tiranno evanescente come il Mercato può esercitare la propria tirannia senza che il popolo capisca chi lo tiranneggia, mentre i suoi burattinai raccolgono i frutti marci della sua tirannia?