Il 2019 e la medicina: si possono prevedere le epidemie?

Il 2019 è stato un anno importante relativamente alle Malattie Infettive ed alle Epidemie, scrive Jeannette Y. Wick, nella rivista RPh, MBA, FASCP il cui testo è stato pubblicato stamattina. Non ci sono stati casi di enormi rivoluzioni di metodo, dice, ma in questi mesi (spesso a fine anno si tirano le somme cliniche della ricerca) si sono effettuati diversi passi avanti in tema di epidemie globali. Visto che attualmente la dimensione umana è il pianeta è bene darci un’occhiata.

Il panorama di riferimento è mondiale, si parla di incidenza, terapie, vaccini e cure relativamente a HIV, malaria, malattie dei viaggiatori, tubercolosi, legionella e polmonite. L’anno appena passato ha avuto sviluppi lenti e i ricercatori hanno fatto passi importanti per far sperare che a breve, cioè nel 2020, possano essere studiate e applicate delle terapie rilevanti. Vediamo insieme cosa hanno fatto gli scienziati in questo 2019.

La rilevazione in tempo reale dell’incidenza delle malattie ha consentito di fare un tipo di previsione delle epidemie, in modo più mirato, per rispondere in modo avanzato al bisogno terapeutico e per il successo terapeutico. In questo senso sotto il mirino degli obiettivi scientifici ci sono state: ebola, la febbre dengue e l’influenza. Se un tempo si osservavano prevalentemente le mandrie di animali adesso invece con i dati disponibili in tempo reale i ricercatori giapponesi sono riusciti a stilare una prima bozza di progetto per il controllo della sanità pubblica, da questo punto di vista sono più avanzati di altri scienziati nel mondo.

Hanno sperimentato un trattamento di antibiotici per inalazione per curare la polmonite, che resta una delle principali cause di morte per infezione: questa sperimentazione fa contro ai limiti delle terapie sistemiche, l’inalazione migliora le performance per tutti i trattamenti che per via organismo sarebbero troppo pericolosi, adesso il prossimo obiettivo è di abbassare il livello di tossicità dei trattamenti che al momento non possono ancora essere applicati facilmente, come la Polimixina.

Una possibile terapia per ebola, la febbre virale emorragica che negli uomini e in altri primati è mortale. La Federal Drugs Administration ha consentito la sperimentazione di un trattamento innovativo, chiaramente durante l’epidemia della Repubblica del Congo, che hanno ottenuto ottimi risultati sia per la riduzione della mortalità in fieri, che per l’isolamento dell’anticorpo. Il risultato è di ridurre la mortalità a un terzo, invece che a due terzi e di poter studiare una possibile immunizzazione.

Il trattamento dei casi di Tubercolosii Farmacoresistente, che sono considerati principale causa dello sviluppo focolai.

Infine un trattamento nuovo a base di Lefamulina, farmaco costoso, che serve per i malati di Polmonite batterica causata dalla Clamidia, Influenza, Legionella, Micoplasmi, Streptococco e Stafilococco.

Questi nuovi medicinali sperimentati sono abbastanza interessanti, visto che aprono una serie di riposte terapeutiche che potrebbero essere rivoluzionarie anche a breve.

MC

Jeannette Y. Wick, RPh, MBA, FASCP, TESTO SCIENTIFICO QUI