Morto Giampaolo Pansa, scrittore e giornalista

Era nato nel 1935, in tempi in cui – tra una guerra e l’altra – in Italia convivevano borghesia e miseria con l’animo della speranza. Ma anche anni in cui scrivere era difficile, in cui la corruzione e la malafede erano la base per seminare ideologie scorrette e ben poco pulite verso il popolo più povero (e talvolta purtroppo analfabeta). Erano gli anni delle bugie. Politiche, economiche e sociali.

Il nostro giornale lo ricorda oggi come un valente uomo che fece del coraggio e della onestà intellettuale le cifre della sua professione. Lo ricorda perché ci ha lasciati.

È morto poche ore fa, il giornalista Giampaolo Pansa, aveva 84 anni. Nativo di Casale Monferrato, dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato con 110/110 e lode in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi intitolata Guerra partigiana tra Genova e il Po (relatore Guido Quazza).

Il lavoro gli procurò il «premio Einaudi» (la tesi fu poi pubblicata da Laterza nel 1967), come spiega wikipedia. Durante gli anni universitari, Pansa fu anche allievo di Alessandro Galante Garrone, professore ordinario di Storia Moderna e Contemporanea, il quale lo indirizzò per primo verso gli studi storici sulla Seconda guerra mondiale e sulla Resistenza italiana.

Tutti lo hanno impresso nella memoria oggi per i suoi libri. Nel 2019 scrisse quello su Matteo Salvini, “Il dittatore”.

Libro

Da sempre comunista volle negli anni portare in risalto la verità sulla guerra di liberazione e sui crimini commessi dai partigiani, togliendo quella patina di perbenismo che aveva contraddistinto l’ANPI per quasi 60 anni e dando verità su un fatto tragico qual è la guerra civile.

Ha scritto per “Libero” e ha pubblicato numerosi saggi e romanzi di grande successo. Recentemente aveva una rubrica sul “Corriere della Sera”. Ha collaborato con tutte le testate italiane più importanti.

Tra gli ultimi libri pubblicati da Rizzoli ricordiamo I vinti non dimenticano (2010), La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti (2012) e Sangue, sesso e soldi. Una controstoria d’Italia dal 1946 a oggi.

Ordine stabilito in cui siamo accomodati: come se volessimo sentirci raccontare soltanto quello che ci piace, quello che non sconvolge l’ordinato svilupparsi delle vicende che abbiamo deciso per noi stessi.” Giampaolo Pansa.