Urzì: “Medici anche senza conoscere l’italiano, la Provincia punta i piedi a Roma”

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Si stenta a trovare la soluzione al problema linguistico in Alto Adige: oggi prende parola sulla stampa Alessandro Urzì de “L’Alto Adige nel Cuore”: “Decidere di resistere davanti alla Corte Costituzionale per sostenere il principio per cui in Alto Adige si possa essere iscritti agli albi professionali – per esempio a quello dei medici – anche senza conoscere la lingua italiana,  significa sfidare il principio per cui l’Alto Adige è parte del territorio nazionale, significa sostenere che la sovranità italiana va considerata limitata e che  le regole che valgono per i professionisti su tutto il territorio nazionale in Alto Adige si  possono tranquillamente eludere.”

Ricordiamolo: il Governo ha impugnato la norma provinciale voluta tenacemente dalla Giunta Svp – Lega a dicembre, la stressa legge che aveva cancellato la denominazione Alto Adige, poi ripristinata in fretta e furia per evitare peggiori conseguenze con il Governo nella sua funzione di garante dei principi Costituzionali e dell’unità della Nazione.

Non solo la maggioranza ha ritenuto di non modificare il passaggio sui medici che in Alto Adige potrebbero conoscere solo la lingua tedesca e non anche l’italiano, ma ora resiste davanti alla Corte Costituzionale per vedere riconosciuto questo principio.

“Auspichiamo che il giudizio della Corte arrivi tempestivo, evitando il protrarsi di una situazione di palese illegittimità dettata dalla Legge provinciale che sostanzialmente dice: L’Alto Adige non appartiene all’Italia, qui possono valere anche regole diverse. Il dibattito pubblico sull’argomento, le sollevazioni degli ordini professionali dei medici, auspicavamo potessero far tornare sui propri passi la Giunta provinciale. Così però non è stato.”

Lo ha dichiarato il consigliere provinciale di Alto Adige nel cuore – Fratelli d’Italia Alessandro Urzì.