Trump pronto ad aumentare i dazi fino al 100% all’Ue. E a rischio c’è il “made in Italy”

Nelle scorse ore Donald Trump e il vice premier cinese Liu He hanno finalmente iniziato “la tregue dei dazi”, firmando l’accordo commerciale tra U.S.A. e Cina che impegna Pechino, tra le altre, ad acquistare oltre 200 miliardi di prodotti e servizi americani e a non inerpicarsi in svalutazione monetarie.

Se un Trump giubilante ha evidenziato come questo primo accordo sia la fine della Fase 1, fissando l’obiettivo della Fase 2 nella rimozione dei dazi esistenti nei confronti del paese asiatico. In Italia (e in Europa) in molti hanno già evidenziato come, dopo la pace con la Cina, gli U.S.A. dovrebbero ora concentrarsi nel trovare una quadra anche con l’Europa.

Sui prodotti europei infatti, grava ancora la minaccia di estensione e aumento dei dazi fino al 100%, con l’Italia seriamente preoccupata che nuove tasse potrebbero frenare ancor di più le eccellenze italiane che regolarmente vengono esportate negli States.

In merito a questa possibilità, Coldiretti, è stata molto critica, affermando: “Tra i nuovi prodotti che potrebbero essere colpiti dai dazi c’è infatti anche il vino italiano che a differenza di quello francese era scampato alla prima black list scattata ad ottobre 2019. Gli Stati Uniti sono il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore con gli americani che apprezzano tra l’altro il Prosecco, il pinot grigio, il Lambrusco e il Chianti. L’imposizione di dazi favorirebbe la produzione di vino degli Stati Uniti che ha raggiunto quasi il 10% del totale mondiale per effetto di una crescita vorticosa delle coltivazioni che hanno consentito agli USA di diventare il quarto produttore di vino a livello globale dopo Italia, Francia e Spagna con una quantità di 24 milioni di ettolitri. Ma ad avvantaggiarsi sarebbe anche i concorrenti del Cile e dell’Australia particolarmente presenti sul mercato statunitense. A preoccupare sono anche le misure protezionistiche sulle esportazioni di olio di oliva che sono state pari a 436 milioni nel 2018 in Usa”.

Le nuove sanzioni, oltre a danneggiare il vino, contribuirebbero ad aggravare la posizione di altre eccellenze italiane già colpite dal primo round di dazi americani. Prodotti come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, l’Asiago, il Gorgonzola, la Fontina, salumi, agrumi, succhi e liquori verrebbero inibiti causando perdite per quasi mezzo miliardo.

“Ci sono le condizioni per avviare un dialogo costruttivo ed evitare l’acuirsi di uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati” ha poi concluso il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, cercando di evidenziare come sia necessario l’impegno sia a livello nazionale che internazionale per sventare una minaccia devastante per il Made in Italy agroalimentare.