Lettera al direttore: “Per combattere la microcriminalità a Trento serve una seria programmazione”

Egregio direttore,
alla luce dei recenti episodi di microcriminalità – si pensi solamente a quanto successo domenica sera nel parco di Martignano, dove due giovani sono stati aggrediti con coltello e pistola in un tentativo di mano armata, credo sia necessario ribadire come sia fondamentale che il Comune di Trento si impegni maggiormente sul tema della sicurezza.

Per amministrare una città che ha bisogno di essere protetta e amata tutti i giorni e non a corrente alterna, non è sufficiente, né può tanto meno rappresentare un motivo di valore, intervenire solamente nel momento in cui si accende la tensione, come puntualmente vediamo fare da alcuni esponenti della maggioranza in Comune che sui social tuonano “ho presentato più di 50 atti in Consiglio sulla sicurezza e ne sono orgoglioso”, inconsapevoli del fatto che, se i loro atti fossero stati veramente efficaci, probabilmente ne sarebbero bastati la metà.

Noi di AGIRE per il Trentino crediamo sia fondamentale che il Comune si attivi per ampliare e ammodernare il sistema di videosorveglianza sul territorio, con moderne videocamere full HD e visione notturna, sostituendo le videocamere installate anni fa e ormai obsolete, poco utili ai fini del riconoscimento di chi commette atti delittuosi. Oltre a ciò, è essenziale lo studio di un sistema per mettere queste videocamere in rete tra tutte le Forze dell’Ordine.

In questo modo sarebbe possibile aumentare l’efficacia della vigilanza e la condivisione delle informazioni, visto che, per affrontare questi problemi, diventa fondamentale una sinergia ancora più intensa tra tutte le Forze dell’Ordine. La realizzazione di questo sistema potrebbe essere affidata a Trentino Digitale, azienda di proprietà pubblica, con una quota di partecipazione anche del Comune di Trento, la quale potrebbe avvalersi della rete wireless di proprietà pubblica, gestita dall’azienda, per mettere in rete l’intero sistema di videosorveglianza della città di Trento.

E’ palese che per scongiurare ulteriori episodi di degrado e vandalismo, gli interventi in materia di sicurezza presuppongono una logica: oltre all’ammodernamento del sistema di videosorveglianza è essenziale un miglioramento dell’illuminazione pubblica oltre ad un migliore coinvolgimento della Polizia locale. Proprio essa potrebbe occuparsi, anche in orario serale del pattugliamento dei sobborghi che – vorrei ricordare agli attuali amministratori – fanno parte di Trento (visto che negli ultimi anni pare se ne siano dimenticati). Gli interventi descritti contribuirebbero a creare un argine nei confronti di una situazione che, se non viene affrontata con urgenza e raziocinio, non potrà che peggiorare.

Sandro Bordignon – Vicesegretario Politico di AGIRE per il Trentino

Salve,

risolvere il problema della microcriminalità è difficile, ma ancora di più lo è se non si parla la stessa lingua politica e non si ha la stessa percezione di chi la politica la regge.

Trento, a differenza di Bolzano, è abitata da cittadini molto tolleranti, la reazione di percezione della criminalità e del rischio e la risposta presso Questure in termini di denuncia o di segnalazione fa capire che, se Bolzano è molto reattiva e di fronte al rischio interviene prontamente, a Trento la gente attende, tollera, sopporta, insomma non ha una percezione del rischio così importante, lascia correre.

Questo non è un bene: Trento (e anche Bolzano) e in generale il Veneto e il Trentino si collocano tra le regioni in cui la criminalità non ha ancora le tipiche caratteristiche dell’organizzazione criminale territoriale, quindi è in tempo per liberarsi, se volesse. Questo dato però non consente al Ministero o comunque a chi di dovere di dare prelazione alla questione, in termini di priorità in ordine nazionale.

Prevalendo città come Roma, come Torino, come Milano, come Napoli, resta difficile per le piccole Trento e Bolzano. Difficile in termini di risorse umane ed economiche da reinvestire in questo senso. Quindi dobbiamo “fare da soli con l’organizzazione in rete Comune, Provincia, Privati”.

Quindi innanzitutto serve educare alla percezione del civismo e della sicurezza, educare significa far capire ai cittadini che se vedono giri loschi e brutte situazioni devono fare denuncia, non devono tacere.

Poi ben vengano le iniziative di controllo aumentato, con le ronde della Polizia e dei Carabinieri e con la divisione di competenze anche con istituti privati di vigilanza.

Andrebbero aumentate le persone impiegate nelle vigilanze private, presso negozi e presso banche, infatti in Trento città purtroppo sono ancora poche le persone assunte come corpo di sicurezza privato, tranne nelle gioiellerie, questo è certamente antistorico.

Vanno ridotti a titolo strettamente microeconomico e urbanistico gli spazi morti nascosti e laddove ci siano vanno impiegati occhi elettronici che possano arrivare dove le Forze dell’Ordine non arriveranno mai, comunicando le immagini in tempo reale.

Infine, ma non ultimo, vanno riconquistate le piazze, distribuendo per bene le iniziative di partecipazione popolare. Le scuole devono tornare a portare i ragazzi in visita alla città e gli anziani hanno diritto di essere accompagnati per le piazze con le loro carrozze, senza pensare che la città sia solo destinata a spacciatori e studenti delle Università.

Non esistono città senza delinquenza, perché si stima che strutturalmente in ogni gruppo sociale il 13% circa delle persone che ne fanno parte sia contestatario di chi coordina e tiene le redini. Quindi gradualmente parlando si passa dalla contestazione alla criminalità rimanendo in una percentuale fisiologica che pare essere tipica dell’essere umano. Possiamo imparare a gestirla e possiamo cercare di ridurla.

In questo contesto benvengano i Gruppi facebook e whatsapp delle Forze dell’Ordine, dove in tempo reale i cittadini possono inviare segnalazioni e fotografie preoccupanti il tutto con la geolocalizzazione satellitare e a titolo di anonimato. Nonché benvengano tutte le tecnologie, dal fumo antiscippo in azienda ai diversi cicalini, che possono aiutare a frenare le situazioni secondarie, come ad esempio i furti e gli scippi.

Importante invece educare all’uso delle armi, perché la tendenza moderna di avere sempre in tasca un coltello o un tirapugni o qualche sorta di arma, non specificatamente da fuoco, non diventi una moda letale. Che sia una moda lo è già – di girare armati – che si possa fare qualcosa anche.

Ora, le ho risposto pubblicamente senza dilungarmi in dati e fonti ma esistono le relazioni di Transcrime e del Sole 24 Ore, del Ministero e della Questura locale che la invito a raccogliere. Infatti le citta’ che hanno intrapreso un discorso in questo senso, vedi Lucca, vedi Modena ma anche Pescara hanno coinvolto una rete unitaria di attori sociali e coinvolto le persone. Senza che le persone si rendano operative non si conclude nulla.

Cordialità Martina Cecco direttrice Secolo Trentino