Con la “svolta Green” i commercianti inquinano (e spendono) di più

L’ambiente, la sostenibilità e la tanto agognata “svolta Green” sono stati argomenti che negli ultimi mesi hanno monopolizzato l’attenzione mediatica italiana ed internazionale. Grazie anche alle proteste di Greta Thunberg e dei suoi seguaci, la collettività ha raggiunto una maggior consapevolezza sulla necessità di “impattare meno” sull’ambiente.

Anche il Governo italiano, negli scorsi mesi, aveva cavalcato l’onda dell’entusiasmo e si era detto pronto ad impegnarsi per rendere l’Italia un paese più ecologico e più attento alle necessità ambientali. Nei fatti però, nonostante qualche timido tentativo, la situazione non sembra essere cambiata… anzi.

Nelle ultime ore infatti, ha destato parecchio clamore sui social, l’immagine di uno scontrino prodotto da uno dei nuovi registratori di cassa telematici (quelli che dovrebbero contribuire alla lotta all’evasione). Il post, diventato virale grazie alla ricondivisione di diverse pagine molto seguite, mostra come il “nuovo” scontrino di un semplice caffè arrivi a “sprecare” molta più carta rispetto a quelli vecchi.

L’immagine, che evidenzia come uno scontrino per un semplice caffè arrivi ad essere lungo quasi 16 centimetri, è stata accompagnata da una didascalia molto eloquente: “i primi effetti della “svolta Green” di cui tutti si stanno riempiendo la bocca. Grazie al nuovo registratore di cassa telematico, ora lo scontrino di un caffè è lungo il doppio rispetto a prima, 16 centimetri di carta termica inutile e soprattutto NON RICICLABILE. Per il negoziante un raddoppio di spesa, per l’ambiente il raddoppio di materiale inquinante in circolazione. Complimenti e grazie di cuore a chi ha avuto questa bella pensata. A questo punto potevano rendere obbligatoria la stampa degli scontrini su plastica. Guardatevi dagli inetti animati da buone intenzioni”.

Con questo post viene evidenziato come sebbene nelle parole fossero tutti concordi alla necessità di una “svolta Green”, nei fatti non sia assolutamente così, con un’Italia non solo ancora drammaticamente ancorata alle vecchie abitudini, ma che non sembra intenzionata a cambiare realmente.