Ecco perché con la riapertura dei porti (e l’instabilità libica) l’Italia è davvero a rischio terrorismo

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Secondo quanto dichiarato da Ahmed al-Mismari, portavoce dell’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar, più di 40 terroristi siriani sarebbero arrivati in Italia, lasciando le coste libiche con il fine di compiere attentati di matrice terroristica.

L’allarme, lanciato da al-Mismari durante una conferenza stampa, ha visto lo stesso aggiungere come gli jihadisti siriani avrebbero sfruttato il continuo traffico di migranti per raggiungere le coste italiane.

Durante il suo intervento Ahmed al-Mismari ha anche indicato quelli, che secondo lui, sarebbero i colpevoli di questo allarmante flusso migratorio, identificandoli nel Governo libico di Fayez al- Sarraj e nel Presidente della Turchia, Recep Erdogan. Proprio rivolgendosi a Erdogan, al-Mismari, lo ha ammonito rivelandogli come i terroristi jihadisti si sarebbero mescolati ai migranti per raggiungere l’Italia con intenti bellicosi.

Le parole di al-Mismari sembrano essere, a tutti gli effetti, una risposta alle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Recep Erdogan. Il Presidente turco, negli scorsi giorni, aveva affermato come il Governo di al-Sarraj fosse l’unico baluardo a tenere a freno il terrorismo islamico e che se fosse caduto avrebbe riaperto la porta a nuove ondate.

Alla luce di tali sviluppi, assume connotazioni ancora più importanti l‘allarme lanciato dal Dipartimento di Stato statunitense che, negli scorsi giorni, con il quale aveva ammonito i cittadini statunitensi presenti sul suolo italico a muoversi con cautela e prestare massima attenzione ad eventuali attacchi terroristici.

Secondo i più informati, tale fuga di notizie avrebbe il fine di “avvertire” l’Italia e il suo Governo della pericolosità di negare il proprio supporto e la propria fiducia all’asse Erdogan-al Sarraj, anche se, ad oggi, queste rimangono mere supposizioni.

Queste notizie inoltre, arrivano a margine della Conferenza di Berlino, l’incontro voluto fortemente da Angela Merkel con i leader europei e mondiali per discutere e cercare di trovare una soluzione alla sempre più delicata “questione libica”, dimostrando, se ve ne fosse il bisogno, come la situazione sia ben lungi dal poter essere ritenuta sotto controllo.