Tassa sui balconi: i dubbi restano (nonostante le rassicurazioni del MEF)

«i dubbi rimangono, perché quello che conta è ciò che è scritto in norma. Norma che ovviamente dovrà essere migliorata alla prima occasione»

E’ stato l’argomento caldo del finesettimana, con il MEF che è subito corso a correggere il tiro anche per evitare una figuraccia a una settimana dal voto in Emilia-Romagna e in Calabria, ma nei fatti il problema resta.

Quella della tassa sui balconi, anzi sull’ombra, resta un nodo da risolvere al più presto. Nella legge di bilancio due imposte che riguardavano la tassazione dell’ “ombra”, un termine che comunque è riduttivo per spiegare due tasse molto particolareggiate, verranno unite nel 2021, così come afferma il comma 816, nel nuovo e unico “canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria”:

816. A decorrere dal 2021 il canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria, ai fini di cui al presente comma e ai commi da 817 a 836, denominato «canone», e’ istituito dai comuni, dalle province e dalle citta’ metropolitane, di seguito denominati «enti», e sostituisce: la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicita’ e il diritto sulle pubbliche affissioni, il canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari e il canone di cui all’articolo 27, commi 7 e 8, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, limitatamente alle strade di pertinenza dei comuni e delle province. Il canone e’ comunque comprensivo di qualunque canone ricognitorio o concessorio previsto da norme di legge e dai regolamenti comunali e provinciali, fatti salvi quelli connessi a prestazioni di servizi“.

Tecnicamente i balconi, visto una pregressa norma in merito, sono esclusi dall’applicazione del nuovo canone, ma nei fatti le cose non stanno così. E’ questa la versione del MEF che ha affermato come la nuova tassa “può colpire solo le fattispecie già gravate da Tosap e Cosap, tra le quali non è compresa l’occupazione tramite balconi e verande”. Nei fatti, leggendo il comma 847 della legge n.160 del 27 dicembre 2019, si scopre che l’esclusione dall’applicazione dell’imposta Tosap dei balconi è stata abrogata.

Si legge nel testo che: “sono abrogati i capi I e II del decreto legislativo n. 507 del 1993, gli articoli 62 e 63 del decreto legislativo n. 446 del 1997 e ogni altra disposizione in contrasto con le presenti norme”.

L’articolo 38 del decreto legislativo n. 507 del 15 novembre 1993 riguardante la Tosap, quello dove vengono escluse dalla tassazione i balconi, le verande, i bow-windows e simili infissi di carattere stabile, si trova proprio nel capo II abrogato dal comma 847 che a sua volta abroga anche l’articolo 63 del decreto legislativo del 1997 riguardante il Cosap.

Si ringrazia ovviamente David Puente e Pasquale Mirto, giornalista del Sole 24 Ore, che cita nel suo articolo il «rischio di tassa sui balconi» sostenendo che «i dubbi rimangono, perché quello che conta è ciò che è scritto in norma. Norma che ovviamente dovrà essere migliorata alla prima occasione».