Junior Cally è a Sanremo solo perchè favorito da Amadeus, nessuno lo vuole

Per Amadeus, Direttore artistico del Festival di Sanremo, Junior Cally è una trovata commerciale, una “figata” come qualsiasi altra, che serve per tirare il carrozzone, per lo sconosciuto rapper è un sogno che non si avvererà mai più, se non ora. Una coppia perfetta per stabilire che, chissene.. della qualità della musica che non c’è e non ci sarà più, perché il fantomatico giovane è bello che trentenne e chissene del messaggio, delle conseguenze, prendiamo “questo fenomeno” che porta click! E chissene se dal mese prossimo i minorenni, perché questo è il punto, canteranno cose del tipo “Poi ammazziamo questi Carabinieri”, “contro la Polizia”, “la troia”, la “ho uccisa”, “ci fottiamo tutte” etc.. infatti .. e chi se ne frega se invece restassi fuori dal Festival tu?

Nonostante io sia stata fortemente sconsigliata di “sparare sulla croce rossa” ho una coscienza, la coscienza un giornalista o la ha, o non la ha. Io ritengo – da sempre – che sia importante avere degli obiettivi democratici e civili che sono la libertà di espressione (artistica e non), il diritto alla libertà di pensiero e parola e opinione, la libertà di stampa che in Italia è garantita, ma anche controllata, dall’Ordine dei Giornalisti; infine la libertà di essere e di non essere, nel rispetto del codice civile e penale vigenti.

Non lo vogliono i sindacati, le associazioni di genere, non lo vuole neanche il pubblico; molti artisti si sono schierati contro, tranne alcuni che lo hanno difeso ad esempio Levante e Irene Grandi. A difenderlo contro il Moige, contro la RAI e contro anche molte persone che di lavoro fanno il critico musicale è rimasto Amadeus (che secondo Giuseppe Cruciani in La Zanzara avrebbe un patto personale di garanzia con il cantante) seguito a ruota dal comitato del Festival. Poca roba, è un impostore. Hanno contro persino alcuni Comuni e la Regione Liguria. Per dire. Siamo tutti scemi? No .. sono cambiati i tempi. Il bullismo è reato, le pene per gli abusi sessuali sono aumentate, è aumentata la punibilità per il porno revenge (settore in cui rientrano questi video cretini dell’artista) e il panorama della libertà delle donne è molto ampliato. Non sono anni in cui prendere sotto gamba un cretino, sono anni in cui molte donne vengono ammazzate senza perché in normali serate tra amici.

La “troia che esce col negro” era roba anni ’80 di Vasco Rossi, che adesso è obsoleta. La maschera era roba anni ’90 che adesso è obsoleta. La utilizzarono Marilyn Manson e anche i Subsonica ma non si usa più tranne nei centri sociali, per roba superminore. Cantare con la mazza? Dopo due serie televisive del noto telefilm anche basta, pesante. Neanche originale, copiato persino il nome. E non citatemi “Vaffanculo” di Masini perché è stato depenalizzato da parecchi anni, non è un insulto neanche per il Tribunale.

Restano invece reati: le calunnie, il femminicidio, il vilipendio della bandiera e della divisa delle forze dell’ordine. Tutto roba che infarcisce i testi per minorenni di questo trentenne pregiudicato. Potremmo portare il rap di Matteo Messina Denaro (noto capomafia latitante) a Sanremo, a questo punto chi se ne frega della legge no?

Testi: ‘fanculo lo Stato, fanculo l’Italia, fanculo la polizia, ammazziamo questi carabinieri e ci scopiamo Giusy Ferreri’: questa persona Amadeus ha fatto bene a farla emergere, ma per spedirla in carcere. Non sul palco di Sanremo. Vergogna.


Quindi appunto: è abbastanza semplice capire se e dove esista un reato, eventualmente perseguibile per legge.

Questa premessa sia d’obbligo, ma alla luce delle finalità di un Festival della Canzone italiana la scusa che “l’arte e il rap legittimano tutto” è una miseria politicamente corretta. Una stupidaggine di per sé. Il rap non ha alcuna licenza speciale nell’ordinamento italiano, ma neanche all’estero. Citiamo esempi illustri, uno tra tutti Eminem, perennemente sotto il controllo dei servizi sociali, a cui hanno tolto la figlia (quella citata nelle canzoni) pluricondannato e in Tribunale pacifico e pacificante, si è sempre scusato per quanto detto e fatto. E nonostante questo beepato: le sue canzoni sono sempre state censurate in quanto sono prodotto editoriale. Ecco, appunto: la festina del quartiere non è un prodotto editoriale, la serata in discoteca sfugge ai controlli, volendo, ma la RAI produce trasmissioni che sono un prodotto editoriale.

Il Festival di Sanremo è un Festival solo nel momento della gara canora dentro il Teatro Ariston, ma nel passaggio televisivo diventa un semplice prodotto editoriale. E a quelle regole e leggi è giusto che sia sottostante.

Io credo, nel mio piccolo, che partecipare a una kermesse nazionale richieda un curriculum. Aver scritto una dozzina di canzoni per il web, di cui la maggior parte sono insulti non è un curriculum. Trattasi di cinque singoli (per chi si produce da solo senza nessuno che giudichi l’operato dire singoli è una bestemmia, meglio dire tracce), due raccolte di tracce, stampati in album, diverse collaborazioni superminori, trattandosi già di un super minore della musica rap.

Il suo palco esite e anche gli anni di carriera, elenchiamo il luoghi dove lo ascoltano, che sono gli stessi dove da tre anni regolarmente fa delle serate, sono Milano con 80.644 ascolti, Roma 64 mila ascolti, Torino, 36 mila ascolti, Napoli, 30 mila ascolti. Non voglio dire che sia imposto, ma spinto sì.

Il pubblico ha già scelto, in tre anni: non lo ha scelto. Bene farebbe Amadeus a prenderne atto, con questi numeri non si parte. Obbligare a fare click a tutta Italia per sentire le canzoni della polemica è arcaico.

Il mito dell’arte libera per eccellenza è un falso mito: l’arte senza acquirenti, senza pubblico, resta una esperienza individuale e mistica che ha un che di artistico ma che non arriva ad essere condiviso. Senza un messaggio condiviso l’arte è un banale esistente.

Ora, torno a Junior Cally, 269.000 iscritti su YouTube, 500 mila ascolti di canzoni al mese su Spotify, la bestia in questione: è indubbio che la lettura delle canzoni del soggetto sia stata interpretata da tanti.

Le stesse parole rivolte alla polizia, alle ragazze, alle donne, sono state ascoltate da tanti.

Nessuno ha trovato quel significato alto che potrebbe avere un senso artistico. “Troia” mettiamolo come esempio, ha diverse valenze: nessuno ascoltando le canzoni di Cally trova un senso oltre all’insulto. L’insulto è una calunnia denigratoria. Un reato. Ammazzare è un reato. Scappare alla Polizia e deriderla in una canzone è reato. La libertà di opinione e di arte si ferma di fronte alla legge, ed è in questa situazione che – a mio parere – la RAI sta sbagliando e insieme a lei Amadeus: mettere l’illegalità a modello, a maggior ragione se immotivatamente, perché lo share di gradimento di Junior Cally rappresenta uno 0, del tutto trascurabile, diventa spocchia.

Francamente accettare un cantante che nessuno gradisce solo per incensare il Direttore Artistico che promuove – attraverso questo tizio – dei reati è aberrante.

Martina Cecco

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