Il comunismo emiliano. Per Feltri è “la malattia mentale da cui non si può guarire”

Le Elezioni Regionali in Emilia Romagna sono ormai concluse da diverse ore; Stefano Bonaccini battendo la rivale Lucia Borgonzoni è stato confermato come Presidente dell’Emilia Romagna ma, nonostante il risultato elettorale non si placano gli strascichi intorno a questo importante appuntamento elettorale.

Vittorio Feltri infatti, dal suo editoriale su “Libero”, ha riservato parole molto forti per l’elettorato “rosso” di Stefano Bonaccini. All’interno de “Sembra che il PD abbia vinto la guerra”, il direttore di Libero ha fornito la sua personale spiegazione del perchè sarebbe stato impossibile, per la Lega, vincere le elezioni in Emilia Romagna.

Vittorio Feltri ha sminuito il risultato ottenuto dal PD affemando come non sia stata una grande vittoria riuscire a fare risultato in una regione che, per storia, è sempre stata molto amica della sinistra. Aggiungendo come l’Emilia Romagna sia “un vivaio di riciclati passati disinvoltamente da Stalin a Occhetto, e da questi, strada facendo, sono arrivati, in una decrescita qualitativa, a Zingaretti”.

Proseguendo nel suo editoriale il direttore di Libero non ha risparmiato nemmeno l’ideale del Comunismo, sentenziando come quest’ultimo non possa essere considerato una fede politica, ma come una malattia mentale da cui si può migliorare, ma non guarire.

Per questo, secondo Feltri, non deve stupire che la Lega abbia perso le elezioni, dato che non avrebbe mai potuto far cambiare idea a chi “si fece ammaliare dal marxismo” e dunque non avrebbe mai accettato di essere governato dal partito di Matteo Salvini.