Il Parmesan supera il Parmigiano. Il falso “made in Italy” raggiunge i 100 miliardi

Cominciano a vedersi i primi risultati dei dazi imposti dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, sopratutto considerato l’impatto assolutamente dannoso che questi hanno avuto sulla filiera agroalimentare italiana.

Questo è quanto è emerso da un’analisi compiuta da Filiera Italia, l’associazione di riferimento per le eccellenze a produzione agricola italiane, che ha evidenziato come la comparsa dei dazi abbia avuto strascichi importanti sulle produzioni italiane.

Filiera Italia si è concentrata principalmente sui dati relativi a formaggi e salumi, evidenziando come nel 2019 le esportazioni di Parmigiano Reggiano, eccellenza casearia italiana invidiataci in tutto il mondo, abbiano subito un drastico calo, venendo superato (nel mercato U.S.A.) anche dalla sua imitazione: il Parmesan cheese. A fronte di 150 mila tonnellate di Parmigiano Reggiano vendute negli Stati Uniti, il Parmesan cheese è stato venduto sei volte di più, raggiungendo la cifra di 900 mila tonnellate.

Discorso simile anche per i salumi, che hanno subito un calo delle esportazioni per oltre 60 milioni tra Prosciutto crudo di Parma, San Daniele, salami e mortadelle. Anche in questo caso, i dazi al 25% hanno fatto sì che tali eccellenze italiane subissero un drammatico calo delle esportazioni e delle vendite in favore delle “copie” americane, più economiche ma sicuramente qualitativamente più scarse.

Filiera Italia, per bocca del suo consigliere delegato Luigi Scordamaglia, ha inoltre ammesso come l’impatto che i dazi americani hanno avuto sul mercato sia stato più forte di quanto si fosse previsto. Con i prodotti “italian sounding” statunitensi che hanno iniziato a soppiantare le eccellenze agroalimentari italiane, con buona pace della superiore qualità nostrana.

Scordamaglia ha concluso evidenziando come il valore del falso “made in Italy” sia cresciuto sensibilmente nel corso del 2019 arrivando a superare la cifra di 100 miliardi, più del doppio di quanto valga l’export italiano “fermo” a 42.