Lucia Coppola (Futura) interroga sul Lago di Ledro e gli organismi bivalvi

Tra i più pittoreschi laghi trentini vi è senza dubbio quello di Ledro. Un lago di rara bellezza scenica e importante perché sulle sue rive sorge una delle più importanti testimonianze dell’epoca preistorica, che il Museo delle Palafitte del Lago di Ledro rappresenta e custodisce.

Infatti nel 1929 il livello delle acque del Lago di Ledro si abbassò in seguito alla messa in funzione della nuova centrale idroelettrica di Riva del Garda. Grazie al ritiro delle acque fu possibile osservare la presenza di strutture lignee che punteggiavano la sponda del lago, ma quando la portata idrica si rialzò esse furono nuovamente sommerse. La datazione risale al 2.200 – 1350 a.C.: un vero ‘miracolo’ che il legno si sia conservato per tanti anni, dovuto al tipo di argilla limacciosa del lago che ha conservato i reperti lignei. Oltre alle palizzate delle costruzioni, sono tornati alla luce oggetti lignei, tessuti, reti da pesca, una straordinaria canoa, numerose suppellettili, opere di artigianato e monili di bronzo.

Nel 2011 il sito palafitticolo di Ledro è divenuto Patrimonio UNESCO ed è stato inserito nei siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino.

Il lago di Ledro è soggetto ad una concessione di sfruttamento a fini idroelettrici di durata novantennale, in scadenza nel 2022. Attuale titolare della concessione di prelievo è Hydro Dolomiti e i controlli su prelievi e pompaggi sono a carico del Servizio gestione risorse idriche della Provincia.

L’attuale gestore regola i livelli dell’acqua secondo le proprie esigenze e in base a quanto previsto dalla concessione rilasciata dalla Provincia. Le modalità e le tempistiche di prelievo con conseguente abbassamento e innalzamento dei livelli hanno portato con sé negli anni diversi problemi dal punto di vista turistico in quanto è successo che un forte innalzamento delle acque abbia coperto alcune piccole spiagge rendendole inutilizzabili ai bagnati o l’eccessivo abbassamento rendesse il paesaggio tetro e poco attrattivo. Ma i problemi veri sono altri.

L’abbassamento eccessivo delle acque provoca la morte di milioni di organismi bivalvi il cui compito è quello di depurare le acque e la cui scomparsa produce e produrrà inevitabilmente un impoverimento e danneggiamento di un ecosistema lacustre già molto delicato. Inoltre l’eccessivo abbassamento del livello dell’acqua provoca il danneggiamento dei pali delle palafitte che, esposti all’aria, subiscono un degrado molto pesante per opera dei batteri.

E’ questa la premessa di un documento di interrogazione, in merito la Consigliera Lucia Coppola di Futura 2018 interroga la Provincia sull’attuale prosciugamento appena intercorso.