“Rispettò l’obbligo di soccorso in mare”. Così la Cassazione nega l’arresto per Carola Rackete

Sea-Watch Captain Carola Rackete

Carola Rackete non andava arrestata. Questo è quanto deliberato dalla Corte di Cassazione che ha confermato il no all’arresto per il capitano di Sea Watch3. La vicenda risale allo scorso giugno quando, Carola e la Sea Watch avevano forzato un blocco della Guardia di Finanza entrando senza le dovute autorizzazioni, con 53 migranti recuperati al largo delle coste libiche, nel porto di Lampedusa.

Per i giudici, Carola Rackete avrebbe agito correttamente seguendo le norme sul salvataggio in mare e la sua azione di entrare senza permesso nel porto di Lampedusa sarebbe giustificata dal fatto che “l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”.

Prendendo questa decisione la Cassazione ha dimostrato di non aver dato molto peso alla condotta, se non altro, irresponsabile del capitano della Sea Watch 3 che, pur di portare in un porto sicuro i migranti, aveva speronato una motovedetta della Guardia di Finanza posta a salvaguardia dei confini marittimi italiani.

Gli ermellini hanno derubricato questo gesto portando come motivazione il fatto che al comando della motovedetta, cui è stata tolta la definizione di nave da guerra, vi fosse un maresciallo della Guardia di Finanza e con un ufficiale della Marina militare italiana.

Tanto sarebbe bastato a giustificare la condotta di Carola Rackete che pur di mettere “in salvo” la vita dei migranti ha messo a rischio quella dei marinai italiani.