Rom di 13 anni incinta e con gravi problemi di intelletto: giusta l’adozione?

Dal mese di Ottobre scorso, da quando è emersa la vicenda della piccola bambina di 13 anni rom, stuprata da un uomo di oltre 35 anni con prole a carico, la trasmissione “Dritto e Rovescio” di Paolo del Debbio, che va in onda in prima serata su Rete 4 il giovedì, ha preso in carico la questione, discutendone con la mamma Marci (il padre che guida una senzapatente e non ha un lavoro vero e proprio da tempo si è sempre astenuto dal commentare).

La mamma Marci ha impiegato parecchio tempo, quasi tre mesi, a prendere atto della gravità del fatto: ella sostiene di essere stata anche lei parte di una vicenda simile, quando ha conosciuto il suo compagno e marito attuale, dal quale ha avuto 11 figli. Incosciente del fatto che questo in Italia si profili come stupro (per il quale il soggetto colpevole è stato condannato a 5 anni, pur essendosi apparentemente dileguato nel nulla). Alla famiglia attualmente è stato regalato un camper, ci vivono in 8.

Poiché degli 11 figli sappiamo poco, ma sappiamo che la coppia ha vissuto in un pioppeto vicino a Cittadella (Veneto), la trasmissione non ha ceduto un momento nell’esitazione ed è andata a fondo alla questione.

Stucchevole però che un prete, don Bizzotto, noto per il suo atteggiamento lenitivo di fronte alle tragedie umane, non abbia versato una parola di ferma condanna di quanto accaduto. Accettabile che si prodighi per l’aiuto materiale alla famiglia, ma da un sacerdote si pretende qualcosa di più che non la carità, la carità dei beni materiali è cosa semplice, ma l’empowerment è umanismo, che a don Bizzotto manca.

Don Bizzotto è un presbitero cattolico che si occupa effettivamente di poveri ed emarginati, nel vicentino, spesso accomunato a don Tonino Bello, ma non sono dello stesso parere, più similmente a quanto asserito da Padre Ariel (foto di copertina) in trasmissione ieri, il prelato ha perso la sua carica apostolica, adeguandosi alla cura dei corpi, dimenticandosi la Parola evangelica e le anime. Un siparietto triste, in cui un prete non vede uno stupro. Assurdo.

Basti pensare che – per comunicare alla mamma Marci, che a mio parere è vittima di una vita distrutta – sono servite le parole anche offensive e in parte eccessive (indegna non è la parola migliore) dell’onorevole Daniela Santanché, la quale ha detto alla signora – chiaro e tondo – che la maggior parte degli italiani considera questo fatto una vergogna (vera e propria); mentre è servito l’intervento di Giuseppe Cruciani, un mese fa, che ha spiegato alla mamma Marci che quanto è accaduto è uno stupro. Nessuno ha il coraggio di dire certe cose. Avrebbe dovuto occuparsene don Bizzotto, il quale invece sostiene (in soldoni) che i rom non hanno possibilità di fare altro e quindi non servirebbe parlarne. Serve un ateo per fare il prete.

Un falso clamoroso: le comunità sinta, rom, caminante, sono state ospitate da Del Debbio per smentire categoricamente che gli stupri siano considerati cose belle. La pedofilia è una cosa orrenda anche per le minoranze, ma la punizione nella comunità rom è violenta, non prevede il passaggio in Tribunale (sono in atto però indagini che prevedono tutela dei minori e accertamento di compravendita di minori).

E’ la prima volta che in televisione (dopo il bellissimo servizio di Le Iene sulla prostituzione dei bambini di strada in Italia) si parla di una questione così importante, includendo nel dibattito anche le persone interessate. E’ da dirsi che – ad oggi – si è trattato il problema sociale dell’emarginazione stando ben attenti a lasciare le persone interessate in emarginazione. Paolo del Debbio, che ha dichiarato spesso di essere diventato giornalista per dar voce agli indifesi – non ha paura di portare in studio sinti, rom, stranieri di ogni tipo, facendo un lavoro ammirabile e ammirevole (oggettivo e soggettivo).

Per capire bene la situazione si rimanda a MediasetPlay, è evidente che non si riesce a riassumere un decennio in un articolo, si tratta di una questione grave che ha diversi risvolti.

Il tema di ieri ha avuto due esiti da verificare: hanno parlato di adottabilità e di patria potestà (da una parte) nonché di prostituzione e vendita di minori (dall’altra). Di fronte ai nodi precedenti, sciolti dal Tribunale che si allinea in sostanza ai pareri degli ospiti, adesso si presentano i seguenti, che a “Dritto e Rovescio” – per come si è strtutturata la trasmissione a mo’ di partita da tennis – sono ancora sul campo tra comunità minori e ospiti. Se ci pensiamo bene si stanno risolvendo i casi e le leggende metropolitane in un giusto equilibrio normativo di giurisprudenza.

Dopo la condanna la famiglia rom, che ha in carico dei figli minori, ha preso atto della gravità della situazione, anche se è evidente che non c’è una grande comprensione dei fatti, che sono stati spiegati molto bene dai diversi intervenuti in trasmissione: la mamma ha capito che si tratta di violenza quando il Giudice l’ha messa di fronte alla verità della condanna e della fuga del sedicente padre, del quale purtroppo la bimba – ritenuta in stato di analfabetismo e con uno sviluppo intellettuale lento pari a una bambina in età scolare – si dichiara innamorata. E in effetti: come possiamo immaginare, di chi potrà mai fidarsi questa bimba se per ogni reato è stata fatta una festa?

A cura di Martina Cecco