A Trento ottico italo-vietnamita discriminato per il Coronavirus

Ha dell’incredibile quanto sta accadendo a Trento nei confronti del titolare della GlamVision Ottica. L’ottico, di origine vietnamita ma adottato sin dai primi anni di vita da una famiglia italiana, sta infatti ricevendo messaggi di discriminazione, causati dall’isteria collettiva per il Coronavirus.

In un lungo post sulla pagina Facebook della sua azienda, il titolare mostra due screen-shot nei quali mostra due commenti in particolare: uno in cui si fa riferimento all’azienda come “cinesi“, denotando anche una certa ignoranza dal punto di vista geografico; un altro in cui si suggerisce di cambiare il testimonial, essendo l’immagine dell’italo-vietnamita non consona al periodo a detta dell’utente, dimenticandosi che nella foto è presente il titolare e non un dipendente che semmai si è prestato per dare un’immagine internazionale dell’azienda.

Quello che sta succedendo in Italia è qualcosa di veramente incredibile” sostiene il titolare della GlamVision Ottica. “Credetemi, sono deluso e amareggiato da questo atteggiamento. Da un po’ di tempo sto investendo moltissimo nella comunicazione online, perché voglio che l’azienda cresca sana per continuare ad assumere ragazzi in gamba e ad accrescere l’economia in Trentino. Però quando leggo certi commenti razzisti da parte di gente inclassificabile, mi vengono dei dubbi sulle azioni da compiere“.

Una storia, quella che riguarda l’ottico di Trento, molto diversa e che dimostra pienamente come regni un clima di paura dove l’ignoranza la fa da padrona. Tung Ciotti infatti non è neanche cinese, bensì vietnamita. E’ stato adottato da una famiglia quando aveva quattro anni, ha vissuto nel triveneto e lì ha trovato l’amore e si è creato una famiglia composta da 4 figli. Una situazione ben diversa da quella a cui credono molte persone che lo hanno paragonato a uno dei tanti cinesi che sono venuti in Italia per svolgere attività commerciali con passione e con dedizione nei confronti del lavoro.

Come tutti ho paura di questo Coronavirus: ho paura per i miei figli, per mia moglie, per i miei collaboratori e, anzi, su questo punto voglio dire che discriminando me si sta cercando di distruggere una realtà lavorativa che conta, ad oggi, 14 famiglie esclusa la mia, senza parlare di tutti i fornitori che girano intorno alla mia azienda” spiega l’imprenditore. “Non potete immaginare il danno economico che sto subendo con questo maledetto virus, ma non demordo. Ho fatto una promessa ai miei ragazzi e la manterrò, a costo di rinunciare alle mie cose“.

Credetemi – conclude l’ottico – sono veramente deluso da questo atteggiamento. Che sia vietnamita, cinese o di colore io mi considero un essere umano! Viviamo tutti sullo stesso pianeta! Vi prego amici miei, non lasciamoci sopraffare dall’odio nei confronti delle comunità che non c’entrano nulla con questo virus, palesemente creato in un laboratorio“.

Riccardo Ficara Pigini

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Laureato in Scienze Storiche e Giornalista pubblicista dal 2021. Collabora col Secolo Trentino dal 2014, occupandosi di cultura, società e politica.