Omicidio Pamela. Un cavillo potrebbe salvare Oseghale dall’ergastolo

Pamela, l’ergastolo per Oseghale vacilla
Pamela, l’ergastolo per Oseghale vacilla

La vicenda dell’omicidio di Pamela Mastropietro, la giovane romana fatta letteralmente a pezzi da Innocent Oseghale a Macerata nel gennaio del 2018, si arricchisce di un nuovo drammatico episodio.

Stando a quanto riportano diversi media nazionali, l’assassino della povera Pamela potrebbe essere “salvato” dall’ergastolo per un cavillo. Secondo quanto riportato da“Il Resto del Carlino” infatti, i legali di Innocent Oseghale avrebbero evidenziato, durante il processo d’appello, un vizio nella notifica di alcuni atti, recapitati presso lo studio del vecchio legale invece che in carcere ad Oseghale stesso.

Secondo Simone Matraxia, avvocato difensore di Oseghale, vi sarebbe una recente sentenza della Corte di Cassazione che potrebbe intervenire in aiuto del nigeriano, con diverse acquisizioni probatorie, ottenute durante il procedimento di primo grado, che potrebbero non essere più considerate valide. Tesi condivisa anche dall’avvocato difensore della famiglia Mastropietroche ha affermato come, se venisse confermato questo errore tecnico, sarebbe più difficile dimostrare l’overdose e l’accoltellamento subito da Pamela.

La famiglia di Pamela, sull’eventualità che Oseghale si salvi “momentaneamente” dall’ergastolo, è intervenuta con un lungo e accorato post su Facebook. Attraverso la pagina “La voce di Pamela Mastropietro” la famiglia, dopo aver esaustivamente illustrato la vicenda, si è sfogata: “(…)Per quanto ci riguarda, rimaniamo sereni e fiduciosi, sia perché, al di là dell’enunciazione del principio di diritto, dovremo, come tutti, necessariamente attendere la motivazione intera, che potrebbe, naturalmente, prevedere delle sfumature e delle eccezioni, dipoi, perché nel caso concreto, c’è di fatto che il nigeriano abbia più volte, durante il suo stato di detenzione, non solo rinnovato la nomina al suo inziale avvocato di fiducia, ma anche l’elezione di domicilio presso lo studio di quest’ultimo.
In buona sostanza, ha scelto volontariamente e scientemente di non voler ricevere gli atti in carcere (anche per motivi che sono ben immaginabili),ma presso il suo difensore. Ad ogni modo, ove si verificasse l’imponderabile, attueremo le contromosse opportune. Noi non molliamo di un millimetro. Ve lo abbiamo promesso da subito. E noi, le promesse, amiamo mantenerle”