Tampone positivo anche per un’anziana trattata all’ospedale di Cavalese

E gli accertamenti proseguono anche per ricostruire i contatti del soggetto roveretano risultato positivo con ogni probabilità a seguito di attività professionali svolte nella zona di Milano.

È sempre alta l’attenzione dei presidi sanitari trentini sui casi sospetti da Coronavirus. Gli accertamenti, questa volta condotti dall’ospedale di Cavalese, hanno portato a circoscrivere un nuovo caso positivo. Si tratta di una donna anziana che nella tarda serata di ieri si è recata al pronto soccorso a seguito di un trauma da caduta.

I sanitari però, a conoscenza del quadro clinico della signora, hanno fatto ulteriori accertamenti che hanno portato ad individuare la presenza di una polmonite: da qui l’effettuazione del tampone, come disposto dal protocollo dell’Azienda sanitaria, che ha dato esito positivo. La paziente – che presto sarà trasferita al reparto malattie infettive del Santa Chiara – vive da sola e la ricostruzione dei suoi movimenti recenti fa ritenere basse le probabilità che possa aver diffuso il contagio. Sono comunque in corso approfondimenti.

“I casi di Coronavirus registrati fino ad oggi in Trentino sono riconducibili, lo confermano gli esperti dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, a contagi avvenuti al di fuori del Trentino. La situazione è ad oggi sotto controllo ma dobbiamo continuare a lavorare per garantire la stabilità anche in futuro. L’attenzione è rivolta, in questa fase, agli anziani, ai quali è rivolta la raccomandazione di ridurre gli spostamenti, e agli operatori turistici, i quali sono chiamati a vigilare sul rispetto delle misure preventive da parte dei turisti in arrivo nelle località di montagna”. Il presidente della Provincia autonoma di Trento ha incontrato i sindaci trentini nel pomeriggio di oggi presso il Consorzio dei Comuni a Trento, ribadendo la ragione che hanno portato a differenziare sul territorio trentino le indicazioni del decreto emanato ieri del Governo in tema di contrasto alla diffusione del Coronavirus. Con il presidente erano presenti anche gli assessori alla salute, all’istruzione e agli enti locali. L’assemblea dei sindaci ha condiviso le scelte dell’esecutivo provinciale con l’obiettivo di adottare misure comuni sull’intero territorio provinciale.

E gli accertamenti proseguono anche per ricostruire i contatti del soggetto roveretano risultato positivo con ogni probabilità a seguito di attività professionali svolte nella zona di Milano.

In apertura dell’incontro iI direttore dell’azienda sanitaria, Paolo Bordon, ha spiegato ai sindaci l’approccio “rigoroso” deciso fin dall’inizio dell’emergenza Coronavirus del Trentino, incentrato soprattutto a risalire alla catena dei contatti delle persone contagiate, gestite – anche con l’innesto di nuovo personale – prevalentemente a domicilio, per non intasare le strutture sanitarie pubbliche. “Solo in un secondo momento – ha sottolineato il manager della Sanità trentina – facciamo ricorso al ricovero ospedaliero e per ultima alla terapia intensiva. In maniera tempestiva abbiamo acquisito una serie di dispositivi (ventilatori e letti, ad esempio), destinati alle cure dei pazienti più critici e aumentato la disponibilità di letti. Così come – ha concluso – abbiamo adottato dei protocolli precisi nell’accoglienza in ospedale di pazienti a rischio a tutela anche del personale sanitario”.

In tema di Rsa, l’assessora alla salute ha rispiegato le ragioni di misure meno restrittive in Trentino rispetto al resto d’Italia: “Anche in questo caso ci siamo consultati con i nostri esperti ed abbiamo optato per un accesso al giorno da parte di parenti o badanti all’ospite delle strutture. Si tratta di garantire anche un’assistenza migliore ad un anziano che ha bisogno di attenzione continuativa”.

La preoccupazione maggiore – ribadita anche dal dottor Antonio Ferro, direttore del dipartimento prevenzione dell’Azienda sanitaria trentina – riguarda i contatti fuori dal Trentino (in particolare Veneto, Lombardia e Alto Adige) e da parte dei turisti presenti nelle località di montagna: “E’ importante rispettare le indicazioni stringenti a favore della popolazione più fragile, ultra 75enni e immunodepressi”.

Sempre la giunta ha disposto oggi la chiusura (e non sospensione come nel caso delle scuole) di asili nido e scuole di infanzia fino al 15 marzo, strutture di competenza delle amministrazioni comunali. L’assessore provinciale all’istruzione ha ricordato anche l’intesa con i sindacati sulle lezioni online, la flessibilità per docenti e personale scolastico.

L’incontro si è concluso con la disponibilità degli amministratori locali, anche a breve, di un secondo incontro di allineamento con la giunta provinciale.

DATI ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’

Per tutte le fasce d’età il tasso di letalità da Covid-19 in Italia è inferiore a quello che si registra attualmente in Cina. Lo rileva un confronto fra i dati cinesi e quelli italiani prodotti dall’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui anche la letalità generale attuale nel nostro paese è inferiore a quello che si aveva in Cina nella prima fase dell’epidemia.
In Italia al 4 marzo la letalità (calcolata come numero di decessi sui casi confermati) tra gli over 80 risulta del 10,9%, mentre in Cina al 24 febbraio (ultimo dato disponibile, estratto dal report della commissione congiunta Cina-Oms) era del 14,8%. Tra 70 e 79 anni il confronto vede l’Italia con una letalità del 5,3%, mentre la Cina ha l’8%, e tra 0 e 69 è 0,5% nel nostro paese contro l’1,3% cinese. Per quanto riguarda la letalità in generale, al 4 marzo in Italia risultava del 3,5%, mentre in Cina al 24 febbraio era del 2,3%.
“Il confronto sfata il luogo comune che sta circolando in questi giorni che afferma che nel nostro paese la mortalità sia più alta che in Cina – afferma Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss -. I dati vanno a tutto merito del nostro Sistema Sanitario Nazionale e dei nostri operatori e professionisti che voglio ringraziare per il lavoro preziosissimo, infaticabile che giorno dopo giorno stanno garantendo. Non dimentichiamo che l’Italia ha un’età media molto più alta rispetto ad esempio alla Cina (44,3 anni contro 37,4) e questo mette ancora più pressione sulle strutture e gli operatori nelle zone colpite dall’epidemia”.

(gp – us)