“Liberate le carceri”. La misura shock del Tribunale di Milano dopo la rivolta di San Vittore

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Nelle scorse ore era salita agli onori della cronaca la protesta dei reclusi del carcere milanese di San Vittore, sfociate rapidamente in una vera e propria rivolta con i carcerati che sono arrivati ad occupare il tetto dell’istituto di correzione in segno di protesta.

Il “casus belli” alla base della rivolta sarebbe da ricercare nelle nuove misure anti-diffusione del coronavirus che hanno portato i carcerati a vedersi cancellati i colloqui con i familiari. I reclusi nell’arco della loro protesta hanno saccheggiato e devastato il carcere, provocando incendi e costringendo le Forze dell’Ordine ad intervenire con scudi e manganelli.

Oggi, a poche ore dalla fine “spontanea” della rivolta, il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha informato di essersi attivato per “liberare il più possibile” le carceri così da cercare di risolvere il problema del sovraffollamento che interessa il carcere di San Vittore.

Per stessa ammissione di Giovanna Di Rosa, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, di comune accordo don il Sert sarebbero state avviate intese per “potenziare gli affidamenti terapeutici e le misure alternative anche con un tavolo che si è costituito con le direzioni delle carceri, il Provveditorato regionale e Regione Lombardia”.

Tale decisione, destinata a sicuri strascichi, arriva in un momento storico molto delicato nel quale, anche i carcerati, dovrebbero capire la gravita dell’emergenza sanitaria in corso e attenersi, come il resto della popolazione, alle misure cautelari poste in essere dal Governo.