Ora il PD si inventa il razzismo di Fugatti contro i lombardi

Il decreto #iorestoacasa, approvato lo scorso 11 marzo e che riprende quanto previsto in quello dell'8 marzo, stabilisce infatti che si deve evitare di uscire di casa, possibilmente rimanendo nel comune di residenza

La sinistra “dell’All you can eat” lancia il suo guanto di sfida nei confronti del discorso fatto dal presidente Fugatti, nel quale si invitavano i cittadini lombardi a lasciare il Trentino qualora fossero ancora presenti per scopi di villeggiatura.

Una critica nascosta dal grido di battaglia della tutela del diritto alla salute, ma nei fatti si tratta di un clamoroso autogol: il discorso di Fugatti richiamava semplicemente al buonsenso, specialmente in un momento in cui si sta raggiungendo il record di contagiati. Proprio per non fare confusione, il Presente Fugatti ha fatto anche molte precisazioni, tra cui quella che coloro che hanno la residenza in Lombardia ma domicilio e lavorano in Trentino non hanno alcuna forma di problema. Il Partito Democratico Trentino non ha invece colto questa sfumatura, trasformando un discorso di buonsenso in un episodio di razzismo da parte di Fugatti nei confronti di cittadini lombardi, agitando lo spettro del diritto alla salute.

La Segretaria del Partito Democratico del Trentino l’ha scritto su Facebook

“Invito il Presidente Fugatti a rileggere l’articolo 32 della Costituzione Italiana che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Presidente Fugatti, Lei sollecita i cittadini non trentini, i turisti, soprattutto quelli che abitano le seconde case, a lasciare il nostro territorio, dopo averli Lei stesso invitati, non più di dieci giorni fa a “venire in Trentino a sciare perché qui l’aria è buona”. (con le piste lombarde già chiuse, vedi spettacolo del Tonale)! 
Tralascio le riflessioni sul fatto che questi cittadini non trentini, probabilmente, e auspicabilmente, per la loro seconda casa lasciano in Trentino il dovuto il termini di tasse ed altro. Il punto non è questo. E valuto che pure questi cittadini, non trentini, sono tenuti ad osservare le disposizioni recentemente emanate dal Governo con il decreto #iorestoacasa
Sottolineo, pero,’ che il diritto dell’individuo alla tutela della salute sancito dalla Costituzione non è in alcun modo valicabile. Nemmeno in un periodo di emergenza. E se un trentino si sentisse male in Campania, per dire, o in una altra regione? Lei accetterebbe che fosse “rispedito a casa” per ottenere le giuste cure? L’Italia è una e indivisibile egregio Presidente! E quell’articolo 32 vige dal Brennero a Lampedusa. Anche in periodo di emergenza”.

Evidentemente un discorso pronunciato forse in carenza di argomenti, se si trovano costretti a dare lezioni di diritto costituzionale ignorando il fatto che i primi a violare la legge sono proprio coloro che al momento si trovano fuori dalla loro residenza.

Il decreto #iorestoacasa, approvato lo scorso 11 marzo e che riprende quanto previsto in quello dell’8 marzo, stabilisce infatti che si deve evitare di uscire di casa, possibilmente rimanendo nel comune di residenza. Si può uscire per andare al lavoro  o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni necessari. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autodichiarazione che potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali. La veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e la non veridicità costituisce reato.

È comunque consigliato lavorare a distanza, ove possibile, o prendere ferie o congedi. Senza una valida ragione, è richiesto e necessario restare a casa, per il bene di tutti.
È previsto anche il “divieto assoluto” di uscire da casa per chi è sottoposto a quarantena o risulti positivo al virus.

Un cittadino può uscire dal Comune di residenza soltanto per: 1) motivi di lavoro; 2) motivi di salute e necessità; 3) rientrare al proprio domicilio, abitazione o residenza (secondo quanto previsto dall’articolo 1, lettera a del Dpcm dell’8 marzo 2020).