Coronavirus, Istituto Friedman ringrazia la Russia: “La vita conta più delle sanzioni”

L’emergenza Coronavirus sta vedendo una reazione di solidarietà da parte di diversi stati del mondo, che stanno inviando strumentazioni e medici all’Italia per far fronte alla crisi sanitaria. Tra i vari paesi, al momento Russia, Cina e Stati Uniti si sono distinti su tutti per la mole di aiuti.

In particolar modo l’intervento russo ha provocato più di qualche riflessione da parte degli osservatori geopolitici nazionali e internazionali. Nei giorni scorsi, infatti, il Ministero della Difesa della Federazione Russa aveva annunciato l’invio in Italia di circa 100 specialisti nell’epidemiologia, con otto squadre mediche e infermieristiche dotate di attrezzature per diagnosi e disinfezione.

Alessandro Bertoldi, Direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman Institute, si è dunque espresso così sulla vicenda: “Nel grave momento di difficoltà che stiamo vivendo, dimostrazioni di vicinanza e supporto concreto di popoli amici rappresentano una fonte di sollievo, morale e materiale, che ci permettere di combattere con ancor più convinzione la battaglia contro il Coronavirus. A coloro che stanno aiutando il nostro Paese non si può che rivolgere un profondo grazie, consapevoli che questo aiuto non verrà dimenticato dagli italiani“.

Ci ha colpito – continua Bertoldi – la tempestiva e solidale azione della Federazione Russa che, nonostante innegabili divergenze in tema di politica internazionale, si è dimostrata pronta ad affermare senza esitazioni la prevalenza del bene della vita rispetto a quello delle logiche politiche“. Il Direttore dell’Istituto Friedman fa qui riferimento alle sanzioni economiche, imposte alla Russia dall’Unione Europea e tuttora in vigore.

Una scelta di principio, che si è declinata con l’invio in pochi giorni di 15 aerei e 120 medici militari, virologi, epidemiologi, milioni di mascherine, ventilatori e altri dispositivi medico-sanitari” ricorda Bertoldi. “Di fronte a una così pronta dimostrazione di umanità, che invece è mancata all’Unione Europea che dovrebbe essere per noi la prima e più importante fonte di supporto, sbiadiscono le polemiche create ad arte, che sono anzi per certi versi offensive“.

Il Direttore esecutivo dell’Istituto Friedman fa riferimento alle parole di Michael Bloomberg, ex-Sindaco di New York e di recente candidato – senza successo – alle elezioni primarie del Partito Democratico americano in vista delle elezioni presidenziali di novembre. Bloomberg infatti avrebbe insinuato che gli aiuti inviati dalla Russia all’Italia sarebbero il frutto di un accordo segreto tra i due paesi, con l’Italia intenzionata a promuovere l’eliminazione delle sanzioni commerciali imposte ai russi.

Questa polemica ha incentivato altri Paesi ad aiutarci maggiormente, invece di fare polemica. Basti pensare che proprio in queste ore gli stessi Stati Uniti stanno fornendo aiuti materiali” ricorda Bertoldi. “Il tema delle sanzioni alla Russia non c’entra nulla con questa crisi, pur essendo al centro del dibattito politico nazionale già da alcuni anni, essendo una misura che danneggia anche le imprese italiane“.

Vogliamo però rassicurare gli amici americani: siamo certi che se si dovesse arrivare a uno sblocco della situazione, ciò non avverrà in un’ottica di do ut des, ma in seguito a un ragionamento svolto insieme ai partner strategici in un’ottica di completa trasparenza come da tradizione del nostro Paese” continua il Direttore esecutivo dell’Istituto Friedman, che in conclusione non risparmia critiche all’Unione Europea.

L’Unione Europea intanto pare non avere più alcuna velleità solidale: la Repubblica Ceca fa sparire le nostre mascherine che poi ricompaiono; la Polonia nega addirittura lo spazio aereo ai mezzi russi carichi di aiuti per il nostro popolo” ricorda Bertoldi. “Tutto questo ci preoccupa, viste le scarse dimostrazioni di generosità nei confronti del nostro Paese da parte degli alleati europei più solidi. Questa pandemia – conclude – sarà senza dubbio una circostanza che aprirà grandi dibattiti in seno alle organizzazioni sovranazionali delle quali facciamo parte“.

Riccardo Ficara Pigini