COVID19. Ora la Gran Bretagna di Boris trema: “Temiamo tsunami di ricoveri”

È ancora nella memoria di tutti l’atteggiamento sbarazzino con cui il primo ministro britannico, Boris Johnson, aveva inizialmente deciso di affrontare l’allarme coronavirus. Johnson aveva invitato il suo popolo a prepararsi ad essere contagiato dimostrando non solo di aver sottovalutato il problema ma soprattutto di non avere a cuore la salute della popolazione.

Boris Johnson e il suo Governo avevano dichiarato come la strada da perseguire fosse quella dell’immunità di gregge e del contagio lento e consapevole. I britannici avevano sottovalutato il problema al punto che un influente giornalista su twitter aveva usato parole molto forti nei confronti delle misure intraprese dall’Italia, arrivando ad affermare:” Gli italiani hanno intrapreso molte misure populiste e non basate su evidenze scientifiche: sono inutili. Gli italiani non sono da seguire”

Oggi però la situazione è radicalmente cambiata, l’aumento esponenziale dei contagi anche sul suolo britannico ha fatto fare un rapido dietrofront a Boris Johnson e il suo Governo che, imitando la tanto criticata Italia, hanno adottato (in ritardo) misure restrittive drastiche.

L’iniziale immobilismo ha però creato gravi conseguenze, il numero uno di NHS Providers (società che si occupa della negoziazione tra il Sistema Sanitario Nazionale e il Dipartimento della Salute britannico) Chris Hopson, ha affermato in un’intervista alla BBC come gli ospedali di Londra siano alle prese con una situazione già quasi critica.

Hopson ha aggiunto anche come le previsioni non siano affatto rosee e che l’aspettativa è quella di vedere, nei prossimi giorni,“un’esplosione della domanda per pazienti gravi, con uno tsunami continuo di ricoveri”.