Bergamo. “Troppi malati lasciati a casa”, dice Tassinari, che assicura: “I numeri ufficiali non sono credibili. Tamponi solo ai ricoverati”

"gestiamo a domicilio situazioni che due mesi fa avremmo ricoverato alla velocità della luce"

“Troppi malati lasciati a casa”, dice Mirko Tassinari che assicura: “So che i numeri ufficiali non sono credibili. Si fanno tamponi solo ai ricoverati, ma qui stimiamo 100 mila positivi non censiti su 1 milione di abitanti”. Ad affermarlo è il segretario dei medici di famiglia in provincia di Bergamo, in un’intervista al quotidiano La Stampa nella quale tiene a sottolineare, come rilanciato da AGI, di essere “solo un medico di base e non un professorone”. Ma Tassinari lì c’è e vede il tutto da una situazione frontale, da “prima linea”. Lui che medico lo è e ha deciso di combattere, insieme a tanti altri, questo nemico invisibile tra le trincee di uno degli avamposti principali del nostro Paese: Bergamo. 

Quella stessa Bergamo dove oggi altri convogli militari hanno prelevato una quarantina di salme per portarle altrove, nelle regioni limitrofi. Perché i posti, anche per i morti, non ci sono. E la situazione (seppure in leggero miglioramento) resta tragica. 

E così Tassinari denuncia 

No, “non c’è più posto in ospedale” e capita anche che “non si ricovera più nemmeno con 85 di saturazione”. Adesso, dice, “gestiamo a domicilio situazioni che due mesi fa avremmo ricoverato alla velocità della luce. Altrimenti non avremmo 1200 pazienti in ossigenoterapia domiciliare”. Quel che accade invece ora è che “gestiamo a domicilio situazioni che due mesi fa avremmo ricoverato alla velocità della luce. Altrimenti non avremmo 1200 pazienti in ossigenoterapia domiciliare”.

“Per un mese tutti gli sforzi si sono concentrati sulla moltiplicazione dei posti ospedalieri in rianimazione” mentre “il territorio è stato trascurato” e “questo è il risultato”.

Calano i nuovi casi, ma restano alte le morti. Perché?

A casa, avverte, “non c’è la stessa assistenza, né diagnostica né farmacologica” mentre in ospedale “hai più possibilità di cura”.

4mila gli infermieri contagiati, 61 i medici morti e circa poco più del 10% del personale medico e sociosanitario tra i casi totali di contagiati in Italia

Poi ribadisce: “In questi giorni i medici di base lombardi ricevono 500 mila telefonate al giornoNoi siamo la prima linea. Eppure, ci hanno mandati incontro allo tsunami a mani nude”. Nel senso che “non sono stati fatti i tamponi al personale sanitario” e “molti di noi hanno l’impressione di aver contribuito alla diffusione del virus, da asintomatici”.