In Italia poche mascherine? Colpa di un’azienda di gadget

In questa emergenza di covid-19, tra gli oggetti più ricercati dalla popolazione di tutto il mondo vi sono sicuramente le mascherine protettive. Fondamentali per tutti i malati e gli operatori sanitari, le mascherine sono andate letteralmente a ruba diventando“commercialmente”introvabili.

La mancanza di mascherine, oltre ad aver acuito il panico nella popolazione,ha reso il lavoro del personale sanitario (e non) di tutta Italia molto più complicato, contribuendo in maniera sensibile alle difficoltà che hanno accompagnato la sanità italiana in questo periodo così delicato.

Stando a quanto riporta “L’Espresso”, questa penuria di uno dei prodotti più importanti per fronteggiare il coronavirus poteva essere evitata, non solo, ma il Governo si era pure attivato (preventivamente) per importarne milioni prima che l’emergenza sanitaria esplodesse anche in Italia.

Ricostruendo i fatti, a fine febbraio 2020, il Governo grazie ai rapporti più che amichevoli della sanità italiana con quella cinese stava per importare milioni di mascherine dalla Cina. Importazione che sarebbe stata bloccata, il 4 marzo, da una decisione presa dal Dipartimento della Protezione Civile che avrebbe fatto saltare l’accordo.

Nello specifico l’Ufficio VI-Amministrazione e bilancio della Protezione Civile avrebbe deciso repentinamente che le garanzie economiche da dare ai fornitori stranieri in questa operazione non sarebbero più state a carico dello stato italiano, bensì a carico di un’azienda privata di Roma, la Apogeo Srl.

La Apogeo S.r.l., come si apprende da “L’Espresso” è una società a responsabilità limitata con esperienza trentennale nell’importazione di oggettistica (penne, ombrelli, orologi, statuine di Batman) e, stando alle parole del presidente del consiglio di amministrazione, Fabrizio macchia, con una fitta rete di operatori dediti al controllo della qualità della merce importata.

Questo cambio di garante economicoavrebbe fatto venir meno la fiducia delle aziende cinesi che hanno dapprima ritardato le spedizioni e, successivamente, cancellato gli ordini. Con buona parte della merce, già imballata e pronta per essere spedita, rimasta bloccata in paesi ponte come Turchia, Francia e India.