Il settore informatico Inps ci è costato 200 milioni in 10 anni

La notizia del crash del sito dell’Inps nella giornata di ieri, quando molti lavoratori autonomi hanno tentato di richiedere e ottenere l’indennizzo previsto per la chiusura della loro attività data l’emergenza Coronavirus, ha certamente avuto ampio risalto sui media.

Ma chi sono i responsabili di tutto questo? Pasquale Tridico, neo-Presidente dell’Inps, si è affrettato a dare colpa agli hacker, segnalando un attacco senza precedenti che ha portato al collasso il server e il sito, mettendo tra l’altro a repentaglio la privacy di certi utenti. Eppure Anonymous, uno dei principali gruppi di hacker in Italia, smentisce di aver provocato l’attacco. “Caro Inps, vorremmo prenderci il merito di aver buttato giù il vostro sito, ma la verità è che siete talmente incapaci che avete fatto tutto da soli” scrivono sul loro profilo Twitter, proponendo per l’aggiunta – insieme a LulzSecIta, altro gruppo hacker – un “decreto Cura Inps“, secondo il quale le partite IVA dovrebbero versare 600€ nelle casse dell’Inps per contribuire alle spese di gestione dei dati personali.

A prescindere che la smentita sia verosimile oppure no – difatti si suppone non esistano solo Anonymous e LulzSecIta e quindi potrebbe trattarsi di un “lupo solitario” – la domanda da porsi è “quanto è costato all’Inps il sito tanto criticato?”. E la risposta è presto detta e la fornisce lo stesso Istituto.

Nella pagina dedicata alle Gare d’asta, per la trasparenza, INPS elenca tutti i vincitori e gli importi dei lotti delle ultime tre gare d’appalto, avvenute nel 2005, 2009 e 2011. Sembra vi sia inoltre in corso – dal 2016 – una quarta gara d’appalto sempre per quanto riguarda il settore dell’Information Technology dell’Istituto.

Scorrendo le varie tabelle, si può scoprire che nel 2011 sono stati erogati importi pari a più di 200 milioni di euro – per l’esattezza, 204.586.659 – distribuiti tra 22 società.

Nel 2009, gli importi furono di poco superiori a 100 milioni – 109.037.015€ – ma videro anche assegnatari con maggior fama, come AlmavivA (12 milioni di euro), IBM (19 milioni e mezzo) e KPMG (quasi 17 milioni e mezzo), tutte società leader nei loro rispettivi campi. Di poco conto gli importi erogati nella gara d’appalto del 2005, trattandosi di appena 12 milioni di euro.

Dal 2005, dunque, il sito è costato più di 325 milioni di euro, di cui più di 200 nell’ultima gara d’appalto. La gara indetta nel 2016 e ancora “silente“, prevedeva un importo complessivo di base d’asta pari a 360 milioni di euro (IVA inclusa) con durata contrattuale di 4 anni. A giudicare dal risultato ottenuto nella giornata di ieri dal sito, forse dopo l’emergenza sarebbe il caso di velocizzare la gara.