Coronavirus, Borchia (Lega): “Industrie italiane ferme, gli altri corrono. E l’Europa sta a guardare”

Paolo Borchia, Europarlamentare della Lega e unico coordinatore italiano in commissione Industria, ha sollevato – in virtù delle restrizioni dovute al Coronavirus – l’emergenza del comparto industriale legato all’acciaio con il Commissario Thierry Breton, responsabile per il mercato interno.

Stop agli opportunismi da Coronavirus, l’industria italiana va salvaguardata” tuona l’eurodeputato. “Mentre in Italia il settore siderurgico è stato fermato dai decreti, all’estero si continua a produrre, sottraendoci quote di mercato“. Intervenuto nel corso di un’audizione in videoconferenza, Borchia non ha infatti mancato di segnalare un caso di distorsione della concorrenza, provocato dall’attuale emergenza sanitaria.

Fin dall’inizio della pandemia, molti Stati membri dell’Unione Europea hanno sfruttato a proprio vantaggio il rallentamento della nostra economica, colpita precocemente dalle conseguenze del Coronavirus. Ora – spiega Borchia – in gioco c’è la sopravvivenza di comparti strategici come l’acciaio, settore che in Italia occupa 70 mila addetti diretti e vale 40 miliardi di fatturato, rappresentando la seconda siderurgia dell’Unione per produzione di acciaio grezzo. Questo e altri comparti rischiano di essere spazzati via dai mercati internazionali mentre gli Stati meno colpiti dall’emergenza sanitaria continuano a mantenere operative le proprie linee di produzione strategiche“.

L’Italia – continua l’europarlamentare leghista – è stata già fin troppo penalizzata dall’assenza di Bruxelles nella gestione di questa crisi. Non possiamo permettere altri scempi a danno del nostro Paese, dove non a caso la popolarità della Commissione europea è scesa al livello più basso di sempre, stando agli ultimi recenti sondaggi“.

Non sono assolutamente soddisfatto dalle risposte del Commissario Breton, risultato troppo evasivo. Ho quindi presentato un’interrogazione scritta: serve una netta presa di posizione contro questa pericolosa distorsione, le cui conseguenze peseranno non solo sulla nostra, ma sulla competitività della stessa europa a livello mondiale” ha concluso Borchia.