Coronavirus, ora l’Italia non è più un porto sicuro

L’emergenza Coronavirus ha costretto l’Italia alla chiusura dei porti, non essendo più una meta sicura per i migranti. Questa la decisione presa a 8 mani dal Ministro dell’Interno Lamorgese, dal Ministro degli Esteri Di Maio, dal Ministro dei Trasporti De Micheli e dal Ministro della Salute Speranza.

Sarà quindi impossibile per la Alan Kurdi e la Sea Eye far sbarcare a Linosa e Lampedusa i 145 naufraghi salvati al largo della Libia. Stando al decreto, entrambe le navi dovranno recarsi nel paese del quale battono bandiera, per cui in Germania: non si può però escludere che il Governo tedesco, preso atto di questa presa di posizione del Governo italiano, emetta un’ordinanza simile in virtù dei 99.225 contagiati registrati a ieri, con oltre 1.500 vittime.

Di fatto, nessun porto europeo a oggi è sicuro: la situazione sanitaria in Spagna, Grecia e Francia è critica e un’attesa nella decisione, contando anche le distanze geografiche che separano i diversi paesi – Palermo dista 2.557 miglia marine da Amburgo – potrebbero provocare conseguenze gravissime per i migranti, senza poter escludere tra l’altro la formazione di focolai a bordo delle navi delle ONG.

Fino a quando durerà questa situazione? Presto detto dallo stesso decreto secondo quanto riferito dagli organi di stampa: “Per l’intero periodo di emergenza sanitaria nazionale, i porti italiani non potranno assicurare i necessari requisiti per essere classificati e definiti ‘porti sicuri“. Al momento, quindi, tutto fermo al massimo fino al 31 luglio.

2 Commenti

  1. […] “Chiudere i porti a chi salva vite era inaccettabile quando lo faceva Salvini, lo è anche oggi. Si può garantire la sicurezza ad esempio con la quarantena a bordo della nave. Non rinunciamo a salvare vite, soprattutto in giorni in cui tutti misuriamo l’importanza della solidarietà”. Lo scrive su Twitter Matteo Orfini del Pd. […]

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