L’intera metalmeccanica trentina sta usando gli ammortizzatori sociali

Un flusso di richieste che non ha precedenti, neppure nelle fasi peggiori delle ultime crisi economiche del 2008/9 e 2011/12 si era assistito a una tale concentrazione di domande di ammortizzatori sociali. Complice, oltre naturalmente alla chiusura d’ufficio di buona parte del settore metalmeccanico (oltre l’80% delle imprese non appartiene ai cd. servizi essenziali), anche l’estensione della cassa integrazione e degli altri strumenti di sospensione (Fondo di solidarietà territoriale e cassa in deroga) e la notevole semplificazione delle procedure di attivazione. Delle complessive 450 dell’industria, oltre 300 domande sono pervenute (a ritmo di anche più di 60 al giorno) tra il 17 marzo (data del Dpcm “Cura Italia”) e il 27 marzo scorso, a cavallo della fase di chiusura imposta dal Governo. A queste si aggiungono le quasi 500 domande sul fondo FSBA che interessano circa 1.000 dipendenti del settore artigianato metalmeccanico.

La FIM-CISL stima che “solo” il 50% delle aziende del settore industriale risultavano a inizio settimana completamente chiuse (dato in continuo aggiornamento per via delle numerose richieste di ripartenza giunte alla prefettura territoriale), ma la riduzione dei regimi produttivi riguarda un numero decisamente maggiore di aziende. La fa da padrone la Cassa integrazione ordinaria, che viene richiesta da 389 imprese, per un totale di quasi 10.400 dipendenti, per il resto 6 sono le domande di intervento del Fondo di Integrazione Salariale (FIS) a copertura dei dirigenti, 10 le domande di intervento del Fondo di solidarietà trentino (per circa 40 dipendenti coinvolti) e, come detto, circa 500 per l’artigianato.

Considerando quindi tutti gli strumenti in campo, la FIM-CISL può quindi affermare che la quasi totalità dei lavoratori del settore metalmeccanico (industria + artigianato, quasi 12.000 su circa 13.000 addetti) sono in misura più o meno rilevante interessati da ammortizzatori sociali disponibili.