Coronavirus. La Germania in soli dieci giorni è pronta alla fase due

In soli dieci giorni la Germania è pronta alla fase due: la situazione è sotto controllo con la capacità di letti in terapia intensiva intatta e da maggio ci sarà la possibilità per gli ospedali di ricominciare a pianificare le operazioni ordinarie sospese a causa del coronavirus. Un successo nei fatti Made in Germany e ad assicurarlo è stato il ministro della salute Jens Spahn, coadiuvato dai dati incoraggianti dell’Istituto Robert Koch che ha annunciato che il fattore R0, l’indice di trasmissione del contagio, è sceso a 0,7, ovvero un malato può contagiare meno di una persona (per sette nuovi contagi ci vogliono dieci malati). Basti pensare che lo scorso 8 aprile l’indice era di 1,3.

Ma come è riuscita in soli dieci giorni la Germania ad essere pronta alla fase due? I motivi sono vari e spaziano dal maggior numero di terapie intensive a un distanziamento maggiore rispetto a quello italiano passando per l’assenza di un periodo di “stress” da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

In Germania non si è considerata l’emergenza conclusa, infatti il presidente del RKI, Lothar Wieler, ha avvertito però che “siamo ancora all’inizio della pandemia, abbiamo superato bene la prima ondata ma i contagi possono aumentare”.

Il numero dei contagi è di 1.000 al giorno. In aumento il numero dei medici infettati, salito al 5%. Per il coronavirus, sarà comunque conservata una capacità di 20-30% dei posti in terapia intensiva. Finora sono stati condotti in Germania 1,7 milioni di test, fino a 350.000 a settimana. Da metà agosto saranno inoltre prodotti 50 milioni di mascherine a settimana: dieci milioni di FFP2 e 40 chirurgiche. In base al piano di alleggerimento delle restrizioni, alcuni esercizi posso riaprire nel rispetto di norme sanitarie e di distanziamento, ma fino al 3 maggio il grosso dell’attività è ferma.