La lezione della Danimarca all’Italia. La Premier esclude da aiuti aziende con sedi in paradisi fiscali

Con il coronavirus che continua ad attanagliare la penisola italiana, una delle problematiche maggiormente discusse in questo difficile periodo è sicuramente quella relativa agli aiuti che lo Stato dovrebbe elargire nei confronti delle aziende che si sono trovate in difficoltà in questo periodo di prolungato (e forzato) lockdown.

Tali difficoltà, purtroppo, non solo prerogativa solamente italiana, in diverse nazioni europee infatti le aziende hanno evidenziato le medesime criticità, costringendo gli stati ad intervenire per provare a trovare una soluzione.

In Danimarca, per esempio, pur essendo uno Stato colpito marginalmente dal coronavirus e dalla crisi economica, il Governo ha disposto una proroga dei programmi d’aiuto a cittadini e aziende, decidendo di aumentarlo di circa 13 miliardi e mezzo di euro. Questa iniezione di liquidità, pensata per aiutare le aziende e le persone in difficoltà, presenta però alcune particolarità destinate sicuramente a far riflettere.

Come riportato dal blog Fortebraccio infatti, la premier danese Mette Frederiksen ha informato come questi aiuti non saranno rivolti a tutte le aziende danesi. Infatti, secondo i piani della premier saranno escluse tutte quelle aziende aventi sede legale in paradisi fiscali e che quindi non pagano le tasse in Danimarca. Non solo, non potranno ricevere aiuti anche tutte le aziende che, durante questo periodo di crisi hanno riacquistato le proprie azioni o hanno pagato i dividendi ai propri soci.

Con questa mossa il Governo danese si è assicurato che gli aiuti contro la crisi economica generata dal coronavirus, arrivino solamente a quelle attività o aziende che realmente contribuiscono quotidianamente al benessere della nazione. Una scelta che dovrebbe essere d’esempio per l’Europa intera.

Soprattutto in Italia, dove l’evasione fiscale e la presenza di “furbetti” è (quasi) all’ordine del giorno, il Governo Conte potrebbe ispirarsi a queste misure ed aiutare solamente chi, pagando le tasse e facendo “girare” l’economia italiana, si impegna nonostante le difficoltà ed evita le “scorciatoie” tanto care ad una certa parte del popolo italiano.