Il fumo protegge dal Coronavirus? Studi e dubbi a confronto

Abbiamo verificato che la stragrande maggioranza dei casi gravi di Coronavirus non riguarda i fumatori, come se il tabacco proteggesse contro questo virus attraverso la nicotina“. Questa la rivelazione di uno studio condotto da Jean-François Delfraissy, direttore del Comitato Scientifico che affianca Emmanuel Macron nella lotta al Coronavirus.

Lo studio arriva in un momento storico in cui – soprattutto in Francia – le campagne di disincentivazione del fumo stanno raggiungendo livelli di picco assoluto. Basti pensare che il Comitato francese contro il tabagismo aveva allertato a inizio epidemia che il fumo fosse estremamente pericoloso sia perché altera le difese immunitarie e le capacità polmonari, sia perché l’avvicinamento delle dita alla bocca per aspirare dalla sigaretta avrebbe potuto provocare un contagio.

Lo studio francese, condotto nell’ospedale parigino di La Pitié-Salpetrière, ha dimostrato che invece solo il 4,4% dei 343 pazienti affetti da Coronavirus sia anche fumatore. Tra i pazienti con sintomi non gravi e che quindi non hanno necessitato di ricovero ospedaliero, il 5,3% è composto da fumatori, segnalando comunque un distacco significativo dalla popolazione fumatrice, che si attesta a percentuali almeno doppie.

L’epidemiologa Florence Tubach afferma che questi numeri sono straordinari: “Lo studio suggerisce che i fumatori hanno una probabilità molto più bassa di sviluppare un’infezione sintomatica o grave rispetto alla popolazione generale. Il rischio è diviso per cinque nei pazienti ambulatoriali e per quattro nei pazienti ricoverati, dati che raramente si vedono in medicina“.

Ma in che modo il fumo proteggerebbe dal Coronavirus? “L’ipotesi – sostiene Jean-Pierre Changeux, neurobiologo dell’Istituto Pasteur – è che il Coronavirus si fissi sul recettore cellulare utilizzato anche dalla nicotina e che quest’ultima gli impedisca di fissarsi, bloccando la penetrazione nelle cellule e il propagarsi nell’organismo“. Tuttavia, anche gli stessi studiosi che hanno condotto tale ricerca affermano che non si possa concludere con certezza che il fumo di tabacco protegga dal Coronavirus, contenendo anche molti agenti tossici. L’effetto protettivo verrebbe dunque offerto dalla sola nicotina, pur trattandosi al momento di una semplice osservazione senza alcuna certezza, tant’è che si è già scatenata la caccia al cerotto alla nicotina, obbligando il Ministro della Salute francese Olivier Véran a lanciare un appello ricordando che si tratta solo di studi in fase embrionale.

Non mancano però le critiche a tale studio. Bertrand Dautenzerg, ex-pneumologo e presidente dell’associazione Paris Sans Tabac afferma: “Bisogna attendere la pubblicazione di dati precisi, ancora non si sa se questo squilibrio dipenda dal fumo o dalla nicotina. Il tabacco non sarà mai una soluzione per il Coronavirus, sarebbe come affrontare una polmonite a colpi di kalashnikov. Bisogna sempre smettere di fumare, la sigaretta non sarà mai qualcosa di positivo“.

La posizione dell’Istituto Superiore di Sanità invece è diametralmente opposta, cosa ha detto in risposta? “Il fumo peggiora”.

Studi recenti condotti in Cina, riporta un’infografica dell’Istituto, indicano un aumento significativo del rischio di almeno tre volte di sviluppare polmonite severa da Covid-19 in pazienti con storia di uso di tabacco rispetto a non fumatori. “Un terzo in più dei fumatori positivi al Covid-19 presentava all’atto del ricovero una situazione clinica più grave dei non fumatori, e per loro il rischio di aver bisogno di terapia intensiva e ventilazione meccanica è più che doppio – spiega Roberta Pacifici, direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss -. Questi studi ipotizzano anche che la condizione di fumatore spieghi la differenza di genere nel tasso di letalità riscontrata che sarebbe del 4,7% negli uomini contro il 2,8% nelle donne. Infatti, la prevalenza di fumatori in Cina è molto elevata e supera il 50% mentre quella delle donne è inferiore al 3%”.

Critico anche il direttore generale della Sanità francese, Jerome Salmon – che ha ribadito come il tabagismo provochi 75.000 vittime ogni anno in Francia anche aggravando patologie cardiovascolari – e dal direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia Giovanni Maga: “Trovo pericoloso anche solo ventilare che una pessima abitudine, come il vizio del fumo, possa aiutare a fronteggiare quella che oggi è la principale emergenza epidemica“.

In Italia i fumatori sono 11,6 milioni, il 22% della popolazione di età superiore ai 15 anni. Gli uomini che fumano sono oltre 7 milioni e le donne 4,5 milioni. Tra gli studenti di età compresa tra 14 e 17 anni fumano abitualmente 11,1% e occasionalmente il 13,4%.