Tra cantanti e giardinieri dai balconi, non dimentichiamoci che servono stagionali quest’estate

A fronte di un fabbisogno stimato in 12.000 addetti per la nostra provincia, hanno proposto la loro disponibilità all'Agenzia del Lavoro solo 3.000 persone di varie estrazioni. Vi è quindi un fabbisogno insoddisfatto di 9.000 addetti.

In questi giorni milioni di italiani si sono improvvisati forzatamente agricoltori, nei loro giardini, sui loro terrazzi. Ma, dopo i “contadini per hobby”, servono ora lavoratori stagionali per raccogliere frutta e verdura.  Eppure, “sarebbe davvero bello vedere i nostri ragazzi piegati, non più sui libri, i tablet, i cellulari, ma nei campi. Per un guadagno personale, ma soprattutto per un motivo nobilmente politico, ovvero rispondere con generosità ad un bisogno della propria terra, della propria gente”. A ribadirlo, riportando in auge la questione, dopo che già gli esperti di settore avevano lanciato l’allarme, è a livello locale – in una nota congiunta – la candidata Sindaco di Trento Silvia Zanetti, insieme a Francesco Agnoli, Silvano Grisenti e Paolo Primon, di “Si può fare“.

“Bisogna sostituire i lavoratori stranieri che quest’anno non potranno raggiungere il Trentino per svolgere attività agricola principalmente a causa del blocco delle frontiere”. E’ notizia di questi giorni. A fronte di un fabbisogno stimato in 12.000 addetti per la nostra provincia, hanno proposto la loro disponibilità all’Agenzia del Lavoro solo 3.000 persone di varie estrazioni. Vi è quindi un fabbisogno insoddisfatto di 9.000 addetti.

Oltre alla proposte già fatte (coinvolgere disoccupati, cassaintegrati…), “cosa si può fare?”. “Fino a non molti anni orsono, nella nostra terra, i giovani, in estate, – ricordano nella nota stampa – guadagnavano qualche soldo negli alberghi, nelle malghe, nella raccolta delle mele o dell’uva… Per un’esigenza economica, ma anche per quella cultura del lavoro così radicata nel nostro Trentino. Anche i genitori che si potevano permettere senza difficoltà di mandare i loro figli all’Università, li invitavano a rimboccarsi le maniche, a guadagnarsi il loro primo stipendio con il sudore della fronte“.

E’ forse venuto il tempo di tornare a queste ormai “antiche” abitudini?

“Nelle situazioni di crisi ci sono molte cose che si devono fare, politicamente ed economicamente, ma non c’è nulla che possa eguagliare la forza dello spirito di comunità: che bello sarebbe se ai nostri ragazzi che sostengono quest’anno l’esame di Stato, potessimo proporre un ulteriore gesto di maturità; se potessimo chiedere loro di dare corpo, con le loro braccia, il loro tempo, la loro fatica, alla rinascita di una terra che ha nel patrimonio agroalimentare uno dei suoi punti di forza. Sì, sarebbe davvero bello vedere i nostri ragazzi piegati, quest’estate, non più sui libri, i tablet, i cellulari, ma nei campi. Per un guadagno personale, ma soprattutto per un motivo nobilmente politico: rispondere con generosità ad un bisogno della propria terra, della propria gente”.

“Invitiamo tutti i soggetti deputati – si legge infatti in conclusione – a risolvere questa situazione”. L’invito, rivolto alla Provincia (Ag. del Lav.), alle Organizzazioni agricole (Unione contadini, alla Cia, Act, Confagricoltori, senza tuttavia dimenticare i Sindacati è fondamentale, allo scopo di affrontare questo grave problema.